La grande carta (in 20 sezione da ricomporre, compreso il quadro d’unione, di 160×214 mm ognuna, che formano una poligono irregolare) rappresenta intorno al 1828-1830 la Tenuta dell’Alberese ancora interessata dall’esteso omonimo padule per le difficoltà di scolo nell’Ombrone – mediante i canali Grillese, Rispescia, Corsica e Pedagno – delle acque stagnanti nella pianura. Da allora, con la bonifica e la colonizzazione agraria dell’area – passata prima alle Possessioni granducali e poi al patrimonio privato dei Lorena – ha inizio il risorgimento dell’Alberese, con lo sviluppo delle colture, degli insediamenti e della viabilità della zona qui quasi tutta incolta e priva di insediamenti: a parte le torri costiere, l’Alberese e la Grancia e Rispescia e qualche magazzino con l’Osteria sulla Via Emilia, punteggiata semmai di capanne (di Campo Rosso, Spergolaia, Grasceta, Sughereto, Valle Maggiore, Giuncola).