La mappa rappresenta una serie di schizzi di beni senza preciso riferimento geografico. I disegni sono ordinati in due colonne verticali, a sinistra delle quali sono indicati i proprietari e i riferimenti numerici ad una probabile precedente mappazione. Lungo i lati degli appezzamenti sono indicati i nomi dei confinanti; gli schizzi sono realizzati con tecnica a china e vi compaiono due colori: marrone e nero (anche se è probabile che il marrone sia solo un inchiostro sbiadito). Il nero è stato utilizzato per gli schizzi veri e propri e per le misure; il marrone per le scritte che affiancano il disegno. Nella parte destra la scrittura è sbiadita e di difficile lettura. Le cancellature, le correzioni e le aggiunte alle scritte visibili rivelano che non ci troviamo di fronte ad un disegno definitivo ma ad una prima stesura. La mappa illustra l’estensione e l’ubicazione precisa di alcuni terreni. Trattandosi di mappazione inserita nell’Offizio sopra i Paduli di Sesto, è ragionevole pensare che si tratti di una più precisa definizione e localizzazione di terreni sui quali il Comune poteva vantare diritti proprio perché aveva provveduto alla loro bonifica, come è ordinato dal primo decreto in proposito, quello del 1560. Il Consiglio Generale ordina poi, il 4 Settembre 1562 che l’Offizio eseguisse le divisioni dei terreni bonificabili già indicati. I terreni già indicati avrebbero potuto essere stati sottoposti ad una mappazione di questo genere.
[Cfr S. Bongi, Archivio di Stato di Lucca, Inventario a stampa, Vol. 1]