Si tratta di una delle 24 sezioni (contrassegnate con numeri romani da I a XXIV), da ricomporre, della eccezionale Carta geografica del Granducato di Toscana dedicata a Pietro Leopoldo, alla quale Ferdinando Morozzi, su committenza del conte Emanuele di Richecourt, lavorò per oltre trent’anni (dal 1751 al 1784). Nonostante le evidenti imprecisioni, la carta del Granducato rappresenta il degno coronamento di tre decenni di rilevamenti geodetico-astronomici e topografici, in pratica deriva per riduzione dalle mappe delle tante province vicariali, e tiene conto della migliore cartografia e dei dati astronomici disponibili negli anni ’70, come si scrive nelle avvertenze e si dimostra con i valori di latitudine e longitudine indicati nella cornice. Ricchissimi sono i contenuti geografici, relativi all’orografia (con ombreggiatura), alla rete idrografica (fiumi, canali, laghi e acquitrini), alla viabilità (con le strade principali comprese le appenniniche aperte di recente: Modenese, Futa, Forlivese e Consuma), ai confini esterni (mancano però quelli interni fra le province e le comunità) e alle sedi umane (con distinzione fra città, capoluoghi di comune, edifici religiosi, terme, poste, osterie, mulini e altri opifici, miniere e saline, resti archeologici), tutte componenti accuratamente denominate. Sono indicate 3 scale di riduzione: A. Scala di miglia 10 per le distanze da tramontano a mezzogiorno = 246 mm; B. Scala di miglia 10 per le distanze dal levante al ponente = 176 mm e C. Scala di miglia 10 proporzionale fra la scala A e la B = 210 mm. Nella precedente collocazione le prime 14 sezioni erano al n. 146 e le altre 10 al n. 155.