Si tratta dell’ “Iconografia del Ponte d’Orcia” che, insieme agli altri alzati del Ponte d’Orcia contenuti nella stessa filza, rimandano ad una relazione dell’ingegner – architetto Pier Antonio Morozzi relativa ad una visita alla “Strada Romana, 22 miglia distante da questa città di Siena” avente lo scopo di constatare lo stato del ponte sul fiume Orcia (San Quirico d’Orcia – Castiglione d’Orcia – Siena). L’ingegnere aveva visitato il ponte “minacciante rovina” allo scopo di trovare quei difetti che avevano portato al cedimento della struttura. Per prima cosa egli aveva notato che i “fondamenti” del ponte erano stati “piantati” “in aria, e non sopra il sodo del terreno, ma bensì poco sotto il piano dell’acqua” tant’è che con il passar del tempo si erano totalmente scoperti. Da una più attenta analisi emergeva che la struttura era stata precedentemente interessata da tutta una serie di interventi. Subito dopo la “sua creatione” era stato rifondato “e, forse con minori avvertenze e cautele, però chè formandosi uno zoccolo per sotto base ancor egli piantato in aria senza essersi curati di trovar il sodo, e non più grosso in altezza di mezzo braccio”. Ciò aveva accellerato “l’emergente ruina, poiché non havendo egli il sodo dove posare, è venuto più tosto ad aggravitare abbasso alla Macchia”. Secondo l’ingegnere Ferdinando Morozzi, per diverse motivazioni, il ponte era destinato a crollare in virtù di tutta una serie di “crepe, spacchi, ò fessure” . Per un adeguato ripristino sarebbe stato necessario “disfare e buttar a terra la sola somità di detto Ponte compresi tra le due crepe A e B, armandolo prima per di sotto di travi, puntelli, e saette […] e di poi cercar di rifondarlo a poco a poco parte per parte” ed inserire sopra la sommità dell’arco “pietre concie maggiori, e minori una sì, e una nò, acciò meglio colleghino il tutto”. Cfr. ASS, Quattro Conservatori 1989, ins. 1 <