Si tratta della pianta geometrica catastale (comunità di Manciano: sezione E di Montemerano, fogli settimo e ottavo; sezione G dei Cavallini, fogli primo, secondo e terzo; sezione H dei Poderi e Banditaccia, foglio quinto) della tenuta dei Cavallini pervenuta al demanio con la soppressione del Monastero di Vallombrosa, in seguito all’emanazione del Regio Decreto n. 3036 del 7 luglio 1866 relativo allo scioglimento degli ordini e delle corporazioni religiose e della legge n. 3848 del 15 agosto 1867 per la liquidazione dell’asse ecclesiastico. In base a tale legge i beni ecclesiastici confiscati e acquisiti dallo Stato vengono suddivisi in lotti ed alienati per mezzo di pubblici incanti, ai quali è ammesso a partecipare solo chi risulta in grado di depositare in qualunque cassa dello Stato il decimo del prezzo su cui si aprirà la gara. Come possiamo vedere, la tenuta in questione, che si estende lungo il corso del fiume Albegna, occupando un vasto territorio di circa 1375 ettari, che comprende il Santarello, i Cavallini, il Poggio alla Campanella, il Lasco dei Carrai, il campo Vassino, la Serrata di Crognoleto, la Fornacina, il Poggio dell’Aia, l’Infernino, la Bufalareccia e Scopetelli, il Cavallin Lungo, la Caccia del Principe, il Lasco di Bernardone, le Pianacce e il Puntone del Babbanini, viene suddivisa in sei lotti di diverse dimensioni, messi all’asta per la prima volta nel maggio del 1868. Dalla documentazione presente nella filza si apprende che l’asta si ripeterà per mancanza di offerte anche nei mesi successivi, precisamente il 3 luglio e il 26 settembre. In base alle informazioni riportate negli avvisi d’asta, non del tutto corrispondenti al disegno, il primo lotto, posto in località Santarello presenta un’estensione di circa 95 ettari ed è costituito da terreni lavorativi, a pastura, prativi e boschivi, mentre il secondo lotto, posto in località Poggio moretto e Murella presenta un’estensione di circa 186 ettari ed è costituito da terreni lavorativi macchiosi ed a pastura con casale rustico composto di cinque stanze. Il terzo lotto denominato Pian dei Rosai e Macchina, situato in parte nel comune di Manciano ed in parte in quello di Scansano, ha invece un’estensione di circa 254 ettari ed è costituito da terreni lavorativi a pastura con marruche e roghi ed a pastura con bosco ceduo. A questo sono uniti un opificio idraulico per la trebbiatura e la macinazione dei cereali che si trova in prossimità dell’Albegna lungo la strada che va a Saturnia e il mulino delle Torricelle posto al di là del fiume nella tenuta di Pomonte (comprato dai monaci vallombrosani dai signori Vivarelli, affittuari della tenuta prima dell’acquisto da parte dell’avvocato Pietro Pellegrini nel 1854). Decisamente più esteso si presenta il quarto lotto, costituto dalla sezione centrale della tenuta stessa, con una superficie di circa 473 ettari di terreno ortivo, vignato, olivato lavorativo, prativo ed a pastura con marruche e bosco ceduo, nel quale si trovano un fontanile, la “Casa d’Agenzia”, il casale dei “bifolchi” e “capoccia del lavoro”, una cappella, una cisterna per l’acqua potabile, il casale dei granai e le stalle. Il quinto lotto, situato in località Caccia del Principe, Lasco di Benardo e Pianacce, è costituito da terreni lavorativi a pastura con marruche ed a pastura con bosco ceduo che si estendono su una superficie di circa 349 ettari. L’ultimo lotto, il sesto, decisamente più modesto degli altri, presenta una superficie di circa 56 ettari ed è composto da un oliveto detto stecconato esistente presso Montemerano ed una tenuta di terre lavorative, prative ed a pastura presso la Sgrilla, nella quale si trova una casetta costituita da una sola stanza a terreno.
La pianta si trova all’interno dell’affare “Beni Ecclesiastici. Incanti 14 Settembre 1868 e suo carteggio”.