Si ritiene che nel 1819 il sig. Giovan Battista Bancalà abbia occupato impropriamente una parte del terreno boschivo appartenente alla comunità dell’Isola del Giglio, mediante la costruzione di un muro. Per dimostrare il fatto è però necessario riuscire a trovare documenti e testimoni che attestino l’effettiva proprietà della Comunità, prima della realizzazione del muro. Nella schematica pianta policroma il terreno, in seguito ereditato dai fratelli Antonio e Pietro Bancalà, viene indicato con la lettera A ed ombreggiato in marrone, mentre il terreno boschivo occupato viene segnato con la lettera B ed ombreggiato in grigio. La linea -dc- è la linea di confine che doveva essere rispettata, mentre la linea -ab- è quella lungo la quale è stato costruito il muro in questione. Come si apprende dalle annotazioni poste sotto al disegno, la linea -edf- è invece la valle maestra che attraversa tutto il terreno e riceve la “vallicella” -dc-. Nelle annotazioni si dice anche che il terreno in questione è di circa 1 staia ed è valutato in £ 240, ed infine che lungo le linee -ad- e -dc- vi sarebbero vari testimoni in grado di affermare che un tempo potevano riscontrarsi “delle croci di confino fra Bancalà e Comune, oggi però alterate, e tolte maliziosamente dai Bancalà”. La data viene attribuita in base alla documentazione attinente all’affare. La carta non è numerata ed è contenuta all’interno della pratica n. 285 della filza 315. Sull’Isola del Giglio si vedano anche la c. 293r, filza 92, la c. 19r (pratica n. 43), filza 390 e infine la c. 19r (pratica n. 15), filza 395.