Si tratta di un’accurata rappresentazione ad acquerello e china della pianta del Romitorio di Santa Croce, situato sul confine fra il Granducato di Toscana e il Principato di Piombino e precisamente fra Scarlino e Gavorrano, con l’indicazione del muro circondario, dei fabbricati del Romitorio (B), dell’uso del suolo mediante simboli e colori (campi coltivati, alberati ed un oliveto) e della parte di proprietà (AAAA) di staia 6 e pertiche 3 rivendicata dal Principato di Piombino. Da notare anche il prospetto del paese di Scarlino in alto a destra e quello di Gavorrano in basso a sinistra. La questione nasce dal fatto che un tale Natale Catoni di Gavorrano, che aveva acquistato una parte delle terre del soppresso Romitorio, aveva rischiato di essere arrestato “da una squadra di famigli di Piombino” con l’accusa di aver occupato delle terre appartenenti al Principato di Piombino. Dalla documentazione scritta si apprende che tali beni non possono fare parte del Principato di Piombino dato che l’elezione del romito è sempre avvenuta nella Comunità di Gavorrano unitamente a quella del parroco e che la vicenda altro non è che un esempio degli atti di prepotenza esercitati dal Principato di Piombino verso gli abitanti del Granducato.La data viene attribuita in base alla documentazione attinente all’affare. Sul discorso dei confini con il Principato di Piombino si vedano anche le cc. 688r-690r, filza 17.