Un tale Antonio Borghigiani originario di Firenze, ma residente a Massa Marittima, ottiene con sovrano rescritto 9 giugno 1787 la facoltà di estrarre per cinque anni l’allume di rocca presso i Cavoni, dominio diretto della comunità di Massa, ma goduto in enfiteusi dalla Regia Magona, senza il pagamento di alcun terratico e con la possibilità di acquistare dalla Magona la legna a lui necessaria “ai prezzi correnti secondo le stime da convenirsi”, con l’obbligo però di rendere conto al Tribunale di Massa della quantità di allume ricavata ogni anno, per potere fissare un giusto canone al termine del quinquennio. Dopo avere speso 600 scudi, e cioè “quel poco che si ritrovava”, per mettere in funzione la cava il Borghigiani si trova costretto a chiedere al granduca Pietro Leopoldo un prestito di 2000 scudi (da restituire in cinque anni) o almeno “una qualsiasi somma per tirare avanti” e cioè per portare a termine i lavori e pagare i debitori.Nella tavola viene rappresentata con un semplice disegno a china la pianta della cava in questione, che mette in evidenza la struttura e il processo della lavorazione del minerale: a destra si trova la cava (1) con l’indicazione delle altezze, che si collega con una strada barrocciabile sotterranea (2) alla piazza degli spurghi (4) dove si trova la capanna “provvisionale” per i lavoratori (3). A sinistra della piazza sono presenti due fornaci per “calcinare il minerale” (5), la piazza per il servizio delle fornaci (6), la piazza per macerare il minerale (7), una caldaia e masso per bollire l’allume (8), la piazza per il deposito della legna (9), otto cassoni per il deposito dell’allume (10), “due conserve” per le acque torbe (11), una sorgente (12), una seconda caldaia per “ripassare gli spurghi” (13) e infine una piazzetta davanti alla caldaia.La data viene attribuita in base alla documentazione attinente all’affare.