La pianta raffigura il podere di Diacciaia di pertinenza della fattoria granducale di Altopascio. Esso confina con il rio di Tassinaia, la strada detta “della Vecchia”, la strada che dall’Altopascio va a Pescia ed i terreni concessi a livello a Domenico Bartolomei e Francesco Ulivieri. La rappresentazione mette bene in evidenza l’uso e la sistemazione del suolo (terreno lavorativo vitato e fruttato con qualche pianta d’olivo; terreno incolto; terreno “scassato con piantate di castagno a palina”; terreno prativo; terreno ortivo e sodo), la suddivisione dei campi, i fossi di scolo e gli stradoni interni. La casa da lavoratore è costituita da otto stanze su più livelli, colombaia, stanzino per i maiali, forno con loggetta, pollaio, stalla con mangiatoia e tettoia ad uso di cantina, ed anche una capanna sostenuta da pilastri in calcina e coperta di biodo. Nell’aia si trovano tre stolli e sotto la tettoia un tino di 45 barili circa. La pianta risulta approvata da Jacopo Fazzi per conto dai livellari del podere Francesco e Bartolomeo Tosi il 5 aprile 1784.