Si tratta della pianta della Bandita d’Istia realizzata dall’ingegnere Pier Antonio Montucci nel 1726. Come si apprende dal titolo e dalle annotazioni poste in basso a destra, questa è una copia della pianta originale del 1588 (conservata nel catasto della Mensa Vescovile) “trasportata […] di grande in piccola proporsione” pur conservando “l’istesso metodo di quella, mantenendo la verità delle misure componenti le linee dell’ambito, e i suoi angoli, e solo vi son posti a occhio in corpo i terreni lavorativi giaché quelli non importano differenza ne variano la terminazione del TERZO”.Sono dunque segnalati, oltre ai terreni lavorativi (Aguzzano, Tagliolo, Diacciale, Colombaio, Valle Ferriera, Aia di Sasso e Prataccio), anche i confini (fosso Aguzzano, comunità di Montorgiali, poggio Petricci, fosso della Valle dell’Ornello, via maestra di Montorgiali, terre del cav. Fabbreschi, terre del Biagi oggi dei SS. Cotoni, pieve d’altre Cappelle d’Istia), i fossi Rigotorto, della Fonte del Vescovo e dell’Acquaviva, che attraversano l’estensione e la via che dal Maiano va a Montorgiali.La linea tratteggiata e segnata con le lettere ABC indica il confine che il Vicario e Priori di Motorgiali chiedono al Vescovo essere rispettati anche se non corrispondenti al reale confine, dato che su queste terre la comunità “ha esatto i terratici” fino al 1758.Si veda anche la c. 246r, filza 710.