Anche questa pianta come le precedenti (ASS, Quattro Conservatori 2083, ins. 2, cc. s.n. A e B) riguarda la costruzione del Ponte D’Arbia. L’ingegner Buoninsegni, per la nuova fabbrica, proponeva di realizzare un ponte a tre archi che permettesse un fluido scorrimento dell’ acqua all’interno di un nuovo canale senza alcun danno alle “ripe” laterali. Gli archi, di cui quelli centrali di braccia 5 e 1/2 a forma di pilastrini, sarebbero stati ricoperti di smalto di “buona calcina colata” impastata di ghiaia del fiume per impedire l’entrata dell’acqua. Il ponte avrebbe avuto quattro pilastri di cui due nel mezzo e due ai lati, pilastrini di pietra negli angoli a “quarto di circolo” per esser meno danneggiati dalle acque, collegati con le facciate degli stessi (pilastri) e con gli “squarciacque”. Il Buoninsegni forniva ulteriori indicazioni sulla costruzione, sulle misure della curva degli archi, sull’ altezza dei parapetti e delle spallette lungo tutto il ponte, da rivestire con lastre di pietra intersecate l’una con l’altra a mezza pialla e “con i suoi incastri interni affinché non scorrino”. La fabbrica esterna in mattoni di buona qualità ben lavorati e collegati fra loro, i muri interni “a massello” con ciottoli dell’Arbia “lavorati con diligenza”