Si tratta di un semplice schizzo, che, come si apprende dal titolo, rappresenta una parte di un’antica pianta esistente presso i forni di Valpiana della Regia Magona, nella quale il confine con il principato di Piombino coincide con quello assegnato alla presella di Camporuffaldo sia nella pianta realizzata dall’ingegnere Boldrini, che nel contratto di vendita e nella relazione complilata dall’agrimensore Sebastiano Flosi. Sono indicati il torrente Pecora, i fossi Acquanera, Valle di Mezzo e Borgognano, le fonti dello Sbirro e di Cecco e con le lettere “a”, “b” e “c” l’aiola di Checco, il Poggio del Ronco Brutto e la Troscia. La data viene attribuita in base alla documentazione scritta attinente all’affare.Si vedano anche le cc. 175v-176r, 178r, 183r, filza 602. Tutte le piante in questione vengono realizzate in funzione della causa promossa dalla comunità di Massa Marittima contro Pietro Bianchi per avere effettuato un taglio a carbone nella presella detta Camporuffaldo (a lui ceduta dai fratelli Nacchi) e al di fuori dei confini di questa.