L’ingegnere Giovanni Boldrini viene incaricato di individuare i confini che dividono il territorio d’Istia da quello di Montorgiali, per poi determinare l’estensione della parte della Tenuta del Maiano, concessa a livello a Vincenzo Falossi e da lui ceduta al nobile Filippo Sergardi, compresa nella corte d’Istia, sulla quale la Mensa Vescovile di Grosseto asserisce di avere il diritto di pascolo. Fatto il sopralluogo, il Boldrini determina che l’estensione sia di moggia 8, staia 17 e 3/4.Nella tavola viene raffigurata la pianta della parte della tenuta che rimane nel territorio d’Istia con l’indicazione del fiume Ombrone, del fosso del Maiano, delle vestigia dell’antico Gorello, della strada di Montorgiali, della strada della Montagna e ovviamente della linea di confine fra le due corti. Da notare la restituzione della vegetazione mediante l’uso di simboli e colori.La data attribuita alla carta è quella riportata nella lettera attinente all’affare, scritta da Giovanni Boldrini al provveditore dell’Uffizio dei Fossi.Si veda anche la c. 666r, 674v, filza 34.