La pianta raffigura la valle della Chiana dal fiume Tevere al fiume Arno, mettendo in evidenza il complesso sistema idrografico: corso d’acqua principale, chiari (Chiaro di Chiusi, di Montepulciano e di Montecchio), zone impaludate e corsi d’acqua affluenti, quali il Lastrone (Astrone), il Tresa, il Parce, il Salcheto ed il Salarco, il Foenna, il rio di Valiano, il Mustrone, il rio della Ruota, il Mucchia, il rio del Loreto, il rio di Celeri, il Ricavo, il Celone, il Viola, il rio di Fontiano, il rio di Pulicciano, il rio di Tegoleto, il rio della Pieve di Quarto, rio di Sant’Antonio, rio dell’Olmo, il Sella e il Vingone. Si riportano inoltre, con estrema precisione, gli abitati dislocati nelle zone collinari: da una parte, Carnaiolo, Monte Gabione (Montegabbione), Santa Maria, Monte Lione (Monteleone), Castel della Pieve (Città della Pieve), Valiano, Cortona, Montecchio, Castiglione, Pulicciano, Arezzo e Quarata; dall’altra, Orvieto, Radicofani, Figulle (Ficulle), Salce (Salci), Campo Orsecoli (Camporsevoli), Fighine, La Peruzza, Cetona, Sarteano, Chiusi, Cianciano (Chianciano), M. Pulcano (Montepulcinao), Monte Folonica (Montefollonico), Torrita, Lucignano, Foiano, Bettolle, Cesa, Montaniana (Montagnano), Alberolo (Alberoro), Pieve al Topo (Pieve al Toppo), Bastardo, Compaiono pure gli insediamenti sparsi, come i mulini, le osterie e le case coloniche. In basso si trovano le annotazioni scritte dai tecnici al servizio dello Stato Pontificio e del Granducato (Carlo Moderni, Paolo Maggi e Girolamo Rainaldi per il Papa e Cosimo Pugliani, Andrea Sandrini e Gherardo Mechini per il Granduca). Il documento è stato realizzato dai periti al servizio del Granducato e dello Stato Pontificio nel 1605, nel contesto di uno dei primi tentativi di confinazione e di pianificazione condivisa.