Come si evince dal titolo, la pianta raffigura la fascia di terreni a confine fra Granducato di Toscana e Stato della Chiesa, che va dal Poggio del Papa, dove si trova il termine giurisdizionale n. XXXXI fino all’argine di Riparo presso le Chiarine di Montepulciano. Dalle annotazioni poste nel riquadro a destra si apprende che con il colore giallo chiaro sono indicate le “terre sementabili prossime all’orlo dell’acqua, alcune delle quali sono state colmate”, con il colore verde sfumato sono indicati i “prati, che in tempo d’inverno si inondano” e con il colore verde cupo “le adiacenze palustri, le quali restano comunemente coperte dall’acque ordinarie dei Chiari”. Si precisa inoltre che la linea rossa tratteggiata indica lo stato delle acque dei chiari “nel massimo ritiramento d’estate” in base ai rilevamenti fatti dalla Deputazione Pontificia verso la fine del mese d’agosto del 1777, mentre la linea rossa punteggiata rappresenta lo stato medio dell’acqua “fra il massimo ritiramento e la massima elevazione”. La linea rossa piena indica invece lo stato dell’acqua durante il periodo invernale, che “per qualche parte resta compresa dentro il contorno dell’acqua trovata dall’Ingegnere Toscano […] verso la metà del mese di Luglio”. Sono riportati anche i fossi, le strade (fra cui quella segnata con la lettera M “descritta negl’Istrumenti delle Visite dei Confini) e gli insediamenti. Sulla sponda orientale del Chiaro di Chiusi si trovano le torri di Beccati questo e Beccati quest’altro e le case di Pieve Maggiore, mentre in prossimità del padule del Ranocchiaio le vestigia di un’osteria. Proseguendo verso il Poggio della Vallicella si trovano la casa di Orazio del Gosta, la casa da lavoratore del podere della Vallicella dei Soppressi Gesuiti di Perugia, la Chiesa della Madonna del Popolo ed ancora lungo il Chiaro di Montepulciano e le Chiarine l’osteria e il podere delle Mugnesi e infine l’Osteria delle Fornacelle. La scala è espressa sia in misura fiorentina che romana: canne 300 di braccia 5 l’una a panno fiorentine e canne 400 di palmi 10 l’una romani d’architetto. Il documento è conservato all’interno del cannone 25 ter insieme alle cc. 31-2 e 31-3.