In base al motuproprio del 3 giugno 1769, viene concesso a Gioacchino Vittanè “oriundo di Roma” un tenimento di terra macchioso situato in contrada detta “la Camillaia o Acquastrini” nella corte di Campagnatico, che da macchioso viene da lui reso “tutto coltivato”.A norma di un altro motuproprio dell’11 aprile 1778, “per accrescere la propria lavorazione” domanda anche la proprietà e il pascolo di un altro tenimento di terra denominato “Pratali, Piantata e Tramezzuole” e di una striscia di terra denominata “Oliveto Selvatico”, entrambi a confine con la sua proprietà, uno posto a sud e circondato dal fiume Ombrone e dal fosso di Pasqualino e l’altra a nord in prossimità del vigneto. Decide inoltre di estendere la propria richiesta anche ad alcuni piccoli campi macchiosi e incolti, spettanti alla compagnia di Santa Maria Maddalena, Sant’Antonio, e alla Regia Fattoria, presenti nel piano dei Pratali, che “ingombrano molto al pascolo di tutto detto terreno”.La pianta mostra il terreno inizialmente concesso al Vittanè (A) con i campi coltivati (vigna, grano), gli orti, il terreno prativo, l’aia nella quale si trovano una casetta in muratura e le capanne per il bestiame, gli stradoni con i vari ingressi, e gli altri tenimenti di terra richiesti successivamente (indicati con le lettere B e C). Da notare l’indicazione dell’uso del suolo con vari colori e il terreno macchioso con alberelli a simbolo e dei “mori” lungo lo stradone e il confine della proprietà Vittanè, le casette a prospetto nell’aia e infine il Molinaccio presso la Piantata e la Tramezzuola. La data attribuita alla carta è quella riportata nella documentazione scritta attinente all’affare.