La pianta raffigura il podere di Sibolla, di pertinenza della fattoria granducale di Altopascio. Esso confina con la gora del mulino dell’Altopascio, i beni di più particolari (Giuliano Carmigani, Andrea Marchetti, Decano Berti, Bulleri, Guelfi, Jacopo Marchetti), il podere della Commenda Tognetti, il fosso di Sibolla, il podere primo della Torre Salese, la strada comune ed i beni di altri particolari (fratelli Pagni, Antonio e Francesco Collodi, Giuseppe di Moisè, Pietro Santini, Michele Guidi, famiglia Giannotti). La rappresentazione mette bene in evidenza l’uso e la sistemazione del suolo (terreno paludoso con la “paduletta di Sibolla”; terreno lavorativo vitato, pioppato, fruttato e gelsato; terreno lavorativo “spogliato”; terreno “scassato a palina di castagno”; terreno prativo; terreno sodo e sterposo; terreno ortivo e “trebbiacci”), la suddivisione dei campi, le strade interne e i fossi di scolo. La casa da lavoratore, situata non lontano dal confine con il podere primo della Torre Salese, è costituita da quattro stanze su più livelli, uno stanzino per i maiali, un forno con loggetta, un pollaio e due capanne. Nell’aia sono presenti quattro stolli ed un pozzo “murato” con pila in pietra. La pianta risulta approvata il 6 aprile 1784 da Valerio Fantozzi, livellario del podere insieme al fratello.