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  • Terreni, Giuseppe Maria

    Incisore, disegnatore, incisore e stampatore di origine livornese, capostipite di una famiglia di multiformi artisti che comprende i fretelli Antonio Luigi e Jacopo, probabilmente figli o nipoti di Giuseppe Maria, definito dal Ginori Lisci: “il più quotato” della famiglia. Nacque a Livorno nel 1739 e morì nel 1811.

    Artista assai apprezzato nella sua terra natale, Giuseppe Maria eseguì importanti opere soprattutto nella città e nei dintorni di Livorno: si rammenta, ad esempio, Villa Rodocanacchi, la cui facciata fu impreziosita dai suoi affreschi.

    Sempre come pittore, operò anche a Firenze dove la Sala delle Nicchie, ex sala da pranzo di Palazzo Pitti, fu ridecorata in forme neoclassiche da lui e da Giuseppe Castagnoli alla fine del XVIII secolo.

    Nel 1783 dipinse gli affreschi e la pala d’altare della cappella della Chiesa di S. Caterina a Livorno dedicata alla Madonna del Rosario. Nella stessa chiesa, nella cappella di San Giuseppe, l’affresco della volta raffigurante lo Sposalizio della Vergine e le finte quinte prospettiche sono opera dei fratelli Antonio e Jacopo Terreni.

    Negli anni ’60 svolgeva un’attività piuttosto intensa di incisore e stampatore; nel 1769 operava insieme a tale Giovanni Jacopucci a Livorno nella zona di Pescheria Vecchia.

    Nel 1766, in occasione della visita di Pietro Leopoldo e consorte a Livorno, Giuseppe Maria disegnò e incise la veduta in acquaforte dal titolo Prospetto del Gran loggiato fatto erigere sulla sponda del mare dalla nazione olandese (Tongiorgi Tomasi et alii, 1990, p. 212).

    Nel 1769 stampò e incise, con Giovanni Jacopucci, una carta planimetrica di una parte del litorale toscano fra Montenero e l’Arno, su disegno di Tommaso Young, professore di matematica e tenente onorario della Marina del Granducato di Toscana (in OXF, V, n. 22; e SUAP, RAT 493).

    Disegnò e pubblicò nel 1783 la Raccolta delle più belle vedute della città e Porto di Livorno, in 18 tavole, che furono incise da artisti famose come Fambrini, Nerici, Berardi e Galli; “da queste vedute emerge un panorama assai preciso della città labronica intorno agli ultimi decenni del secolo, coi suoi canali e i suoi ponti, col suo porto variopinto e affollato di navi. Tale opera, che ebbe immensa fortuna, fu collezionata dal granduca Pietro Leopoldo che conservò gli originali acquerellati tra le sue carte private (Tongiorgi Tomasi et alii, 1990, pp. 30 e 66).

    Sempre nella seconda metà del secolo XVIII, stampò una Pianta della città e porto di Livorno […], su incisione di Fambrini e disegno del tenente Tausch (di ruolo insieme a Innocenzio Fazzi ed al celebre capitano Odoardo Warren, alla fortezza vecchia di Livorno al tempo del granduca Pietro Leopoldo), una stampa in nero assai precisa rispetto ad altre dello stesso soggetto (in OXF, V, n. 19).

    Il Ginori Lisci attribuisce ai tre disegnatori Terreni la realizzazione delle vedute contenute nel cabreo della Tenute granducali di Coltano e San Rossore nella Pianura Pisana, redatto nel 1785 (in ASF, Piante dello Scrittoio delle Regie Possessioni, t. XXXV); è proprio in questi anni che la tenuta granducale di Coltano venne accorpata con quella di S. Rossore e i Lorena dettero un forte impulso all’allevamento dei cavalli e dei bovini. 

    Si tratta di una bella raccolta, anonima, composta di 33 tavole di grande formato, tra mappe delle varie tenute e planimetria e vedute prospettiche e sezioni di edifici con belle e animate scene. Le figure sono precedute da descrizioni dei beni con gli interventi recenti e in atto per rendere la proprietà granducale innovativa sul piano produttivo. Nel complesso, l’opera si qualifica come il prodotto di autori veramente competenti.

    Da segnalare l’origine curiosa di tale raccolta, realizzata per essere donata al Re di Napoli Ferdinando I di Borbone, che in quell’anno era in visita in Toscana. Il sovrano fu accompagnato a visitare la tenuta e, rimasto eccezionalmente colpito, richiese il permesso di inviare un proprio amministratore per studiare da vicino la gestione dell’azienda ed ottenere una rappresentazione dettagliata di tutte le singole costruzioni. Fu così che il granduca Pietro Leopoldo ordinò ed ottenne lo splendido cabreo della Tenuta di Coltano-S. Rossore, e ne donò una copia all’augusto cognato.

    Una curiosa notizia comparsa sulla “Gazzetta Toscana” dell’epoca, ci informa che nell’estate 1785, nel corso della sua visita in Toscana, il re di Napoli Ferdinando I di Borbone volle visitare la casa dei fratelli Terreni. Ciò fa pensare che tale visita possa essere collegata in qualche modo al dono del noto cabreo e al desiderio del sovrano partenopeo di conoscerne gli autori.

    Nel 1803 (il 9 luglio) Giuseppe eseguì il disegno della Macchina funebre eretta a spese della Comunità nell’insigne Collegiata della città di Livorno per i R.R. Funerali di S. M. Lodovico I Re d’Etruria (in BIS) per le solenni esequie che furono poi celebrate il 30 luglio nella Chiesa di S. Lorenzo e curate negli allestimenti dall’architetto Giuseppe Del Rosso (Orefice, 2002, p. 34).

    Produzione cartografica

    Carta nuova ed esatta contenente quella parte della costa della Toscana situata dalla punta di Montenero fino all’imboccatura dell’Arno […], 1769 (OXF, V, n. 22; SUAP, RAT 493);

    Raccolta delle più belle vedute della città e Porto di Livorno, 1781 e 1783;

    Vedute del cabreo della Tenute granducali di Coltano e San Rossore nella Pianura Pisana, attr., 1785 (ASF, Piante dello Scrittoio delle Regie Possessioni, tomo XXXV);

    Pianta della città e porto di Livorno presso Giuseppe Maria Terreni in Livorno, incisa da Fambrini e delineata dal tenente Tausch, stampa di G.M.T., seconda metà del XVIII secolo (OXF, V, n. 19);

     

    Riferimenti bibliografici e archivistici

    Ginori Lisci, 1978, pp. 247-254; Tongiorgi Tomasi et alii, 1990; Archivio di Stato di Firenze, 1991, pp. 378-379; Barsanti, 1992, pp. 58-59; Orefice, 2002, p. 34; OXF; BIS; SUAP, RAT.

    Anna Guarducci

Imago Tusciae
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