Archivi: Persone

  • Diletti, Stefano

    Ingegnere, Stefano Diletti fu allievo di Pietro Ferroni, a partire dal 1770, e della sua scuola di matematica e idrostatica nello Studio Fiorentino allestita per conto dell’amministrazione lorenese, allo scopo dichiarato di “insegnare questa scienza a quelli che avessero voluto esercitare l’arte d’ingegnere”.

    E’ autore di numerosissimi disegni di mappe cabreistiche, di strade, di canali e paduli.

    La prima mappa reperita che porta la firma di Stefano è una veduta prospettica del Marchesato di S. Leolino in Valdisieve, eseguita nel 1772 (in ASF, Miscellanea di Piante, n. 154).

    Al seguito del Ferroni nella visita alla pianura pisana del 1773-74, disegnò nel 1774 la grande Carta Corografica del Valdarno di Pisa alla scala di 1:34.000 (in SUAP, RAT 215; una carta analoga è in ASF, Miscellanea di Piante, n. 203).

    Per la visita generale in Valdichiana del 1778, Pietro Leopoldo affiancò il Diletti (insieme al Puliti) a Giovanni Franceschi, come aiuti per la formazione “delle piante e dei disegni” di tutti i beni stabili dello Scrittoio delle Regie Possessioni. L’operazione si concluse nel 1779 (Di Pietro, 2005, p. 129).

    Nel 1780 disegnò un’altra grande rappresentazione, la Mappa topografica che dimostra lo stato delle acque di Valdinievole, della Pianura di Bientina e Comunità convicine della maggior parte della Provincia Pisana e della porzione confinante del Territorio della Repubblica di Lucca in scala 1:71.000, a corredo di una memoria del Ferroni dell’8 giugno 1780 sulla bonifica della zona umida bientinese (in ASF, Piante di Ponti e Strade, n. 21).

    Nel 1780-85 fu in Valdichiana al seguito del matematico Pietro Ferroni e di suoi allievi per eseguire colmate in Val di Tresa e alle Bozze di Chiusi. Queste operazioni furono eseguite nell’area di confine fra Granducato e Stato Pontificio grazie alla stipulazione nel 1780 del concordato definitivo fra i due Stati che venne preparato da una memoria stesa da Ferroni stesso e dal matematico papale Pio Fantoni (memorie in ASF, Segreteria di Finanze ante 1788, f. 879, mazzo I).

    Progettò nel 1787 la strada “dai confini di Torrita fino alla pianura di Valiano” in Valdichiana.

    Nel 1785 e 1786 si occupò di questioni confinarie realizzando: la Mappa topografica per dimostrare la situazione idrografica delle campagne fra Arno e Serchio, al confine fra Granducato di Toscana e Repubblica di Lucca, del 1785 (in ASF, Ponti e Strade, 12); e le Piante di territori al confine tra Granducato di Toscana e Stato Pontificio (5 disegni) con definizione della linea giurisdizionale, nel 1786 (in ASF, Miscellanea di Piante, nn. 539 a-d).

    Ricordiamo anche il suo impegno nella realizzazione di cabrei: tra il 1782 e il 1792 eseguì il Cabreo di Beni della Signora Settimia Feroni nata Strozzi, insieme a Francesco Magnelli (in ASF, Carte Strozziane, Serie IV, n. 639); nel 1802 il Cabreo della Fattoria di Tizzano, di proprietà dei conti Pandolfini (ex possesso Alamanni), una raccolta assai particolare, contenente disegni di piccole dimensioni, eseguiti però con grandissima precisione ed un attento uso del tratto e del colore, che permettono di distinguere bene l’uso del suolo (Bagno a Ripoli, Firenze, Archivio Privato Famiglia Pandolfini).

    In campo architettonico, ricordiamo i progetti, datati 1780-81, per la costruzione del nuovo edificio della Misericordia di Firenze, una raccolta rilegata contenente 11 disegni ed una lunga relazione (nell’Archivio della Arciconfraternita della Misericordia di Firenze); e nel 1786 la Pianta del nuovo Spedale da costruirsi in Castiglione della Pescaia (in ASGr, Ufficio dei Fossi, n. 17, c. 795r, sc. 21).

    Portano la firma di Stefano Diletti anche alcune mappe poderali relative alla Valdipesa, nella campagna fiorentina: si tratta di 5 disegni eseguiti in collaborazione con Giuseppe Manetti nel 1804 (16 novembre) e di un’altra rappresentazione di terreni sempre appoderati, con villa padronale e mulino, datata maggio 1808 (in ASF, Miscellanea di Piante, nn. 600-604 e 51).

    Nel settore della viabilità, il Diletti progettò la nuova strada da realizzarsi da Porta San Marco a Livorno alla Strada Regia Pisana, realizzando, nel 1818, la relativa pianta (in ASP, Camera di Soprintendenza Comunitativa, f. 74).

    Il lavoro forse più impegnativo del Diletti fu il contributo offerto alla campagna di rilevamento topografico dei beni fondiari e insediativi delle quattro fattorie lorenesi di Pitigliano, Sorano, San Giovanni alle Contee e Castell’Ottieri, come operazione propedeutica all’alienazione del vasto patrimonio pubblico (disposto con mp  del 2 maggio 1781). L’operazione fu effettuata da quattro giovani ingegneri granducali (oltre al Diletti, Camillo Borselli, Antonio Capretti e Salvatore Piccioli), allievi del matematico Pietro Ferroni, con prescrizioni date dal capo ingegnere Giuseppe Salvetti di redigere mappe alla “medesima scala degli Estimi”, cioè del catasti geometrici che dal 1780 in poi si stavano realizzando, a titolo sperimentale, in varie Comunità del Fiorentini (Valdinievole e Montagna Pistoiese) e del Senese: non a caso, si sa che Camillo Borselli il 26 ottobre stava proprio lavorando al catasto della Montagna Pistoiese, probabilmente come Salvatore Piccioli che in quei giorni era anch’egli a Pistoia.

    Le operazioni nell’antico territorio delle Contee iniziarono il 29 novembre 1781, con ciascun ingegnere che era coadiuvato da quattro canneggiatori. La responsabilità dell’impostazione del lavoro ricadde nel più esperto, cioè Capretti. I nostri topografi comunque lavorarono intensamente in équipe fino al 20 giugno 1782, quando dovettero sospendere il lavoro a causa dei gravi pericoli – la malaria – correlati all’estate maremmana. Le operazioni ripresero nell’autunno 1782 e furono nuovamente sospese nel giugno 1783. L’ultima campagna durò dall’autunno 1783 alla primavera 1784. In realtà, durante la seconda e soprattutto la terza campagna, questo o quell’ingegnere (soprattutto Capretti e Piccioli) dovettero abbandonare alcune volte le Contee per svolgere missioni in Valdichiana e nella pianura grossetana (Rombai, 1982, p. 19).

    Non venne mai costruita (a causa dei costi ritenuti troppo elevati) la carta d’insieme dell’intero territorio delle Contee di Pitigliano e Sorano: in relazione al patrimonio granducale, furono invece disegnate 13 carte relative a più corpi di tenute riunite, 39 carte di singole tenute, 48 mappe di singoli poderi, 61 mappe di appezzamenti di varia estensione, 21 planimetrie di fabbricati rurali, 27 planimetrie di fabbriche civili e militari ubicate nei centri abitati e 6 planimetrie di edifici religiosi, per un totale di 215 figure; in relazione a beni di particolari (vigne, orti e fabbricati) tenuti con patti livellari, furono poi disegnate altre 22 planimetrie.

    Complessivamente, dunque, le rappresentazioni disegnate tra il 1782 e il 1784 dai quattro ingegneri Diletti, Borselli, Capretti e Piccioli risultano 237 (sono conservate in rotoli e cartelle in ASF, Piante dello Scrittoio delle Regie Possessioni, nn. 174, 201-287, 439 e 459-460): esse si qualificano come mappe geometriche di tipo catastale (ma con ricorso ai simboli e cromatismi della tradizione agrimensoria per restituire le varie destinazioni d’uso del suolo), con il nord in alto e in scala conforme di 1:3000 per i terreni e di 1:140 per i fabbricati (Rombai, 1982, pp. 22-25).

    Produzione cartografica

    Veduta prospettica del Marchesato di S. Leolino in Valdisieve, 1772 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 154);

    Carta Corografica del Valdarno di Pisa, 1774 (SUAP, RAT 215; ASF, Miscellanea di Piante, n. 203);

    Progetti della nuova fabbrica da farsi alla Misericordia a Firenze, 1780 (AAMF);

    Mappa topografica che dimostra lo stato delle acque di Valdinievole, della Pianura di Bientina e Comunità convicine della maggior parte della Provincia Pisana e della porzione confinante del Territorio della Repubblica di Lucca, 1780 (ASF, Piante di Ponti e Strade, n. 21);

    Pianta di alcuni edifici poderali e di due opifici idraulici nel territorio di Sorano, 1782 (ASF, Piante dello Scrittoio delle Regie Possessioni, n. 239);

    Pianta della Tenuta della Fiorita posta nella Reale Contea di Sorano, 1783 (ASF, Piante dello Scrittoio delle Regie Possessioni, n. 236);

    Cabreo di Beni della Signora Settimia Feroni nata Strozzi, insieme a Francesco Magnelli, 1782-1792 (ASF, Carte Strozziane, Serie IV, n. 639);

    Mappa topografica per dimostrare la situazione idrografica delle campagne fra Arno e Serchio, 1785 (ASF, Miscellanea di Piante, nn. 539 a-d);

    Piante di territori al confine tra Granducato di Toscana e Stato Pontificio, 1786 (ASF, Miscellanea di Piante, nn. 539 a-d);

    Pianta del nuovo Spedale da costruirsi in Castiglione della Pescaia, 1786 (ASGr, Ufficio dei Fossi, n. 17, c. 795r, sc. 21);

    Mappe poderali di proprietà in Valdipesa, con Giuseppe Manetti, 16 novembre 1804 (ASF, Miscellanea di Piante, nn. 600-604);

    Mappe poderali con villa padronale e mulino della famiglia Ricasoli in Valdipesa, maggio 1808 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 51);

    Pianta della nuova strada da realizzarsi da Porta San Marco a Livorno alla Strada Regia Pisana, 1818 (ASP, Camera di Soprintendenza Comunitativa, f. 74);

    Piante della fattoria di Tizzano e Pianta del Podere del Palagio, 1802 (Archivio Privato della Villa di Tizzano del conte Pandolfini, Bagno a Ripoli).

    Riferimenti bibliografici e archivistici

    Ginori Lisci, 1978, pp. 284, 287 e 289; Rombai, 1982, pp. 19, 22-25 e 89; Karwacka Codini e Sbrilli, 1987, p. 104; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, pp. 84, 133, 389-90 e 409-410; Archivio di Stato di Firenze, 1991, pp. 360-361; Barsanti e Rombai, a cura di, 1994, pp. 163, 171 e 174;Barsanti, Bonelli Conenna e Rombai, 2001, pp. 69, 83 e 98; Caciagli e Castiglia, 2001, p. 334; Di Pietro, 2005, p. 129; ASF, Miscellanea di Piante; ASF, Piante di Ponti e Strade; ASF, Piante dello Scrittoio delle Regie Possessioni; ASF, Segreteria di Finanze ante 1788; ASF, Carte Strozziane; ASP, Camera di Soprintendenza Comunitativa; ASGr, Ufficio dei Fossi; Bagno a Ripoli, Firenze, Archivio Privato della Villa di Tizzano della Famiglia Pandolfini; SUAP, RAT. 

    Anna Guarducci

  • Franceschi, Giovanni

    Architetto e ingegnere, la cui abilità “nella professione d’ingegnere” fu attestata nel 1773 dalla specifica commissione dei Capitani di Parte Guelfa presieduta dal matematico Tommaso Perelli.

    Molto probabilmente Giovanni è padre (o meglio nonno) dell’ingegnere Roberto Franceschi.

    Operò presso lo Scrittoio delle Regie Possessioni granducali e, soprattutto, presso l’Ordine dei Cavalieri di S. Stefano, del quale fu uno dei tecnici principali.

    Il Franceschi fu un tecnico che godette di una stima generale e anche un critico severo come il granduca Pietro Leopoldo lo definì “onesto, attento, esatto e di sufficiente capacità” (Pietro Leopoldo, 1964, I, p. 82).

    Morì il 28 marzo 1802.

    Il giovane Giovanni Franceschi, che era allora tra gli allievi più promettenti del “matematico regio” Pietro Ferroni, fu assunto infatti dall’Ordine nel 1769, inizialmente in qualità di “aiuto” dell’ingegnere granducale Giovanni Maria Veraci (primo tecnico “stabile” in carica dal 1755). Dal 1781 il Franceschi fu promosso ingegnere e rimase a lavorare per i Cavalieri fino al decesso.

    Dalla fine del Settecento, fu affiancato dall’ingegnere pisano Giovanni Caluri che aveva fatto esperienza nell’Ufficio dei Fiumi e Fossi di Pisa.

    Il compito principale dell’ingegnere dell’Ordine era quello di dirigere ed assistere i lavori della Valdichiana e, più in generale, di sovrintendere alla gestione territoriale dei beni dell’ente anche nel Pisano e nel Fiorentino.

    Fu più volte incaricato di visitare le fattorie che l’Ordine possedeva in Valdichiana, intrattenendo una cordiale corrispondenza con Vittorio Fossombroni, allora “visitatore generale” della valle.

    Innumerevoli furono le memorie, le perizie, le cartografie e i lavori svolti soprattutto per il miglioramento, la manutenzione, il restauro o il potenziamento delle fabbriche rurali e delle fattorie stefaniane della Valdichiana, della pianura pisana e della Valdelsa; e non solo, perché al suo ingegno si deve il rilievo in pianta e in alzato delle case dell’Ordine ubicate a Firenze sul Prato di Ognissanti effettuato nel 1793.

    Si applicò anche alla progettazione per i nuovi poderi di bonifica della Valdichiana di case rurali secondo il razionale e bel modello pietroleopoldino.

    Nel 1774-76, compilò i materiali cartografici per l’allivellazione della Fattoria stefaniana della Badia di S. Savino, che furono riuniti in un cabreo (in ASP, Piante dell’Ordine di S. Stefano, n. 53); si tratta di un volume rilegato in pergamena contenente 19 mappe acquerellate, eseguite da diversi autori: gli agrimensori Ranieri M. Dini, Francesco Antonio Giari, Giuseppe Gini e Giovanni Domenico Riccetti, coordinatore dei tre tecnici. Nel complesso le figure non raggiungono un grande livello tecnico e neppure una grande cura nei dettagli e le migliori sono quelle del Riccetti e del Franceschi.

    Tra il 1772 e il 1801 rappresentò in oltre 40 disegni (in parte schizzi a penna ma anche molte mappe acquerellate) numerosi beni rustici e soprattutto urbani posti nella campagna fiorentina (Fiesole, Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio, Signe, Galluzzo), valdarnese (Montevarchi, Laterina) e pistoiese e nella città di Firenze, facenti parte dei beni di diverse Commende di Padronato dell’Ordine: nel dettaglio, si tratta delle Commende Lapi (1772), Aldegais-Amerighi (1776-87), Orsanmichele (1776), Tovaglia (1777), S. Brigida (1777-87), Spedale di S. Antonio ((1778), Gabburri (1779), Bargigli (1780), Covi (1781), Palmerini (1782), Panzanini (1782), Dal Borgo-Dell’Antella (1782), Mini (1783), Baliato di Cortona Gangiotti-Rinaldi (1784, disegni realizzati in collaborazione con Giuseppe Salvetti e Gaetano Bercigli), Baliato di Cortona Giugni (1787, in collaborazione con Giuseppe Salvetti e Giuseppe Manetti), Commende Federighi (1787), Bonsi-Lorini (1787), Panzanini Dardinelli (1788), Busatti (1788), Fabbreschi (1789), Priorato di Pistoia Antinori (1790), Marchionni (1790), Pinadori (1791), Mercati (1793), Rossi-Melocchi (1795), Priorato di Roma Albizi (1795), Commenda Vecchia di Orsanmichele (1797), Suarez Della Conca (1799), Bonsi (1799), Priorato di Senigallia Grifoni (1801) (in ASP, Archivio dell’Ordine di S. Stefano, nn. 28, ins. 117; n. 4498, inss. 3-15, 17-19, 22, 23, 27-35, 37 e 39; n. 310, ins. 725; n. 353, ins. 48).

    L’appartenenza alla burocrazia stefaniana ovviamente non impedì a Franceschi di servire altri uffici dell’amministrazione statale.

    Infatti, nel 1773, la granducale Magona del Ferro incaricò Franceschi di portarsi – in compagnia del Veraci – a Mammiano nella Montagna Pistoiese per verificare il migliore dei due tracciati proposti per la nuova strada rotabile da aprire tra la nuova via Modenese e lo stabilimento siderurgico di Mammiano Basso.

    Allo stesso tempo, ebbe modo anche di svolgere piccoli lavori per committenti privati, come risulta dalla pianta di alcuni poderi posti nella campagna fiorentina (comunità di Scandicci), rappresentati nel 1775 per dirimere una controversia confinaria fra le nobili famiglie Pucci, Bartoli, Rosselli Del Turco e Da Cepparello (in ASF, Miscellanea di Piante, n. 566).

    Nel 1778, insieme a Giulio Mannaioni e Gio. Batta Ruggieri, rappresentò planimetricamente il Palazzo Ginori di Firenze in funzione di modifiche interne (in BNCF, Nuove Accessioni, I, 47 e 65).

    Nel 1768 (28 giugno e 15 luglio) Franceschi eseguì le Relazioni ai Deputati sopra le Strade sul tratto Firenze-torrente Cecinella della Strada Pisana (ASF, Capitani di Parte Numeri Neri, f. 1706, ins. 1769) (Sterpos, 1977, p. 3).

    Nello stesso 1768, Franceschi coadiuvò Alessandro Nini, eletto deputato per le visite ed ispezioni alle fattorie di Valdichiana con il compito di documentare le condizioni di precarietà e di affollamento delle case contadine: il lavoro venne concluso nel 1775 (Di Pietro, 2005, p. 124).

    La relazione del Franceschi del 1776 sulle condizioni delle case contadine della Valdichiana, inviata al visitatore generale Laparelli, dimostra che in gran parte le abitazioni sono “anguste, di antica o antichissima data”, e pertanto andavano ricostruite o ristrutturate ed ampliate con dotazione di stalle, pozzi, ecc. (Di Pietro, 2005, p. 127).

    All’inizio del 1778 – in previsione della visita granducale in Valdichiana del maggio 1778 – scrisse delle Osservazioni sulle fabbriche delle fattorie dell’Ordine (SUAP, RAT Petr Leopold, ms. 22, cc. 257r-273r e 275r-283v) (Bonelli Conenna, a cura di, 1997, p. 42).

    Per la visita generale in Valdichiana del 1778, Pietro Leopoldo affiancò a Giovanni Franceschi gli altri due ingegneri Diletti e Puliti come aiuti per la formazione “delle piante e dei disegni” di tutti i beni stabili dello Scrittoio delle RR. Possessioni. L’operazione si concluse nel 1779 (Di Pietro, 2005, p. 129).

    Nel gennaio 1783, Franceschi viene invitato ad occuparsi – con il coordinamento di Pietro Ferroni – del vasto programma di costruzione o adeguamento delle case coloniche e della viabilità in Valdichiana, specialmente dopo la nuova visita effettuata in quello stesso anno da Vittorio Fossombroni visitatore delle fattorie dell’Ordine e da Benedetto Tavanti direttore delle fattorie dello Scrittoio (Di Pietro, 2005, pp. 132-135).

    Nel 1797, l’Ordine di Santo Stefano – al fine di porre le condizioni del controllo pubblico delle acque della Valdichiana – acquistò la Chiusa dei Monaci, concedendola in gestione al Soprintendente Fossombroni: l’ingegnere Franceschi disegnò la Pianta regolare delle Fabbriche tanto del Molino della Chiana, che degli annessi, e terreno ivi adiacente (ASF, Scrittoio delle Regie Possessioni, f. 3874, ins. Fattorie e Fabbriche) (Di Pietro, 2005, p. 141).

    Riferimenti bibliografici e archivistici

    Pietro Leopoldo, 1964, I, p. 82; Sterpos, 1977, p. 3; Barsanti e Rombai, 1987, p. 12; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, p. 400; Barsanti, Previti e Sbrilli, 1989, pp. 62-66; Tognarini, a cura di, 1990, p. 15; Barsanti, a cura di, 1991, pp. 180-186, 189-190, 192-195, 199-200, 207-209, 212-213, 215-216 e 308; Rombai e Torchia, 1994, pp. 41-42; Giglia, 1997, pp. 88 e 103; Bonelli Conenna, a cura di, 1997, p. 42; Guarducci, 2001, pp. 238-240; Di Pietro, 2005, pp. 124-135; ASP, Piante dell’Ordine di S. Stefano; SUAP, RAT Petr Leopold; ASF, Scrittoio delle Regie Possessioni; BNCF, Nuove Accessioni.

    Anna Guarducci

  • Manetti , Alessandro

    Bencivenni, 1984, p. 60).

    Da allora, per un ventennio, la bonifica maremmana rappresentò l’impegno professionale di gran lunga maggiore, e grazie anche alle rilevanti doti organizzative di Manetti i lavori furono effettuati a ritmi febbrili in forma di due diversivi per convogliare le acque torbide dell’Ombrone nella grande zona umida di Castiglione della Pescaia, di numerosi recinti di colmata e di canali per far defluire in mare le acque chiarificate.

    Le operazioni di colmata o di canalizzazione – con il corollario delle puntuali rappresentazioni cartografiche di stati di fatto e di progetti tesi a introdurre le trasformazioni territoriali – coinvolsero gradualmente le altre pianure maremmane costiere fra Rimigliano-Piombino (valle del Cornia), Scarlino (valle del Pecora) ed Alberese (valle dell’Ombrone), e contemporaneamente vennero costruite strade rotabili (a partire dalla litoranea Aurelia-Emilia) con ponti, pozzi artesiani, edifici pubblici, acquedotti e fognature, ecc.: tutti interventi di cui “Manetti rimase sempre il principale e più convinto assertore ed esecutore” (Barsanti, 1994, pp. 244-246).

    Ciò nonostante, non mancarono tante altre occupazioni per Manetti che, dal 1831 al 1834, partecipò al Consiglio degli Ingegneri di Acque e Strade (di cui nel 1834 fu direttore ad interim e nel 1837 effettivo, con responsabilità di tutti i lavori pubblici del Granducato), e dal 1838 fu anche Soprintendente alle Bonifiche della Valdichiana.

    Di più. Nel 1829, assistette ai lavori urbani di Volterra e stradali di Lunigiana. Nel 1830, fu inviato in Francia per un secondo viaggio di formazione su opere idrauliche e stradali. Nel 1831, progettò la strada transappenninica del Muraglione (ultimata nel 1836). Nel 1833, costruì il primo ponte sospeso su canapi sull’Ombrone pistoiese a Poggio a Caiano e progettò e realizzò la strada Buonconvento-Paganico. Nel 1834, riparò la pescaia di Remole sull’Arno e – con il genero Carlo Reishammer – studiò la progettazione della cinta daziaria di Livorno (terminata nel 1842) (Barsanti, 1994, pp. 246-248).

    Dopo nuove visite di formazione in Italia (autunno 1837 in Veneto; autunno 1838 in Romagna, Marche e Lazio; settembre 1841 nel Regno delle Due Sicilie) e nell’Impero Austro-Ungarico (estate 1839); nella Francia meridionale (estate 1843); in Olanda, Belgio e Germania renana (settembre 1844); in Camargue (autunno 1845), funzionali specialmente ad osservazioni idrauliche o stradali e di ferrovie o industrie innovative, dette alle stampe gli ampi ed organici studi sulle bonifiche in Valdichiana (1840) – dopo la prima opera del 1823 – e in Maremma (1849) (Di Pietro, 2005, pp. 160-162 e 167-169).

    Queste opere sono significative anche sul piano del metodo geostorico utilizzato che fa largo uso delle fonti storiche e soprattutto di quelle cartografiche: nella prima, si analizza lo stato della valle al 1789, si ricostruiscono i lavori e le trasformazioni fino al 1816, e poi fino al 1840, con indicazione dei provvedimenti necessari per la definitiva sistemazione del comprensorio; nella seconda, poi, la complessa realtà e vicenda della Valdichiana viene sempre confrontata con quelle della Maremma.

    Dal 1840-42 progettò prima e poi diresse fino al 1859, con l’aiuto di Francesco Renard, i lavori per il prosciugamento del lago di Bientina: infatti, nel 1842 – dopo aver come di consueto raccolto la letteratura sull’area e la precedente produzione cartografica da confrontare sul terreno e ovviamente da aggiornare, elaborò un progetto, commissionato dal granduca, per l’essiccazione dell’area umida attraverso l’escavazione di un canale emissario a sud da far passare in botte sotto l’Arno (secondo le vecchie idee progettuali di Tommaso Perelli e di Pio Fantoni) e condurre a Calambrone, operazione che porterà poi ad una soluzione definitiva tra gli anni ’50 e ‘60; nel 1852 (12 dicembre) redasse una nuova memoria per il granduca, insieme a Iacopo Mazzei e Giuseppe Mantellini, contenente una valutazione storico-economica-giuridica sulle conseguenze sociali del prosciugamento del Lago di Bientina. I lavori al canale e alla botte vennero ultimati nel 1859, anche se l’inaugurazione della grande opera avverrà dopo la caduta del Granducato, nel 1863, con la direzione del vecchio assistente Renard (Caciagli, 1984, pp. 85-101; e Barsanti, 1994, pp. 252-254).

    Nel 1849, ispezionò i lavori della strada Lodovica lungo il Serchio nell’ex Ducato di Lucca e i cosiddetti Bottacci Lucchesi o recinti di depurazione utilizzati dagli ingegneri di Lucca per impedire alle torbide fluviali di insabbiare l’Ozzeri e gli altri canali emissari del Lago di Bientina, con tanto di redazione, per il ministro Giovanni Baldasseroni, della memoria Sui cosiddetti Bottacci Lucchesi che ha in allegato la Carta topografica del territorio lucchese tra il Serchio e il Lago di Bientina, che vale a localizzare tali recinti (AAADF, Fondo Manetti, Cat. F.2, ins. 8).

    Dal 1850 al 1859 ricoprì ruoli di primo piano nella nuova istituzione della Direzione Generale dei Lavori d’Acque e Strade e delle Fabbriche Civili dello Stato: fu Direttore Generale, Direttore delle opere preordinate alla sistemazione delle acque di Valdichiana e Direttore dell’Uffizio per il Bonificamento delle Maremme per la parte idraulica (Cresti e Zangheri, 1978, pp. 134-135; e Di Pietro, 2005, pp. 153-154).

    Una volta avuto competenze anche sulle Fabbriche Civili dette il via ad un nutrito programma di restauro di strutture monumentali (ad esempio, a Firenze, Orsanmichele, le Murate, il Bargello, Porta San Gallo, ecc.).

    Nel 1852-53, sovrintese ai lavori di ampliamento del porto di Livorno, dopo che tra gli anni ’30 e ’40, come enunciato, aveva progettato ed eseguito l’ingrandimento della città di Livorno con la nuova cinta daziaria dotata di barriere, porte e dogane.

    Contemporaneamente, si occupò anche di ferrovie e specialmente della transappenninica tra Firenze e Bologna via Pistoia e la Porretta a cui intese – come rappresentante toscano nella specifica commissione che comprendeva anche gli Stati Pontificio e di Modena e l’Austria – tra il 1851 e il 1859. Disegnò anche profili e planimetrie relativi ai tracciati della ferrovia Porrettana: tra le figure spicca la Strada ferrata dell’Italia Centrale. Sezione II. Tronco Toscano: 1853 – Profilo longitudinale dell’Appennino dal Fosso Faldo al Fossaccio per dimostrare l’andamento della linea ferrata, l’avanzamento dell’escavazione dei pozzi e gallerie e le qualità dei terreni componenti la Montagna in traforo (AAADF, Fondo Manetti, Cat. F.4) (Bencivenni, 1984, p. 101).

    Con l’improvvisa caduta del Granducato (27 aprile 1859), Manetti – che aveva sempre operato in osmosi tecnico-politica con l’ultimo sovrano ed amico Leopoldo II – venne pressoché immediatamente (decreto del 18 maggio) destituito da tutte le cariche dal Governo Provvisorio di Bettino Ricasoli. Rimasto “libero come l’aria”, si dedicò a tempo pieno alla stesura delle sue memorie che, con il titolo di Mio passatempo, sarebbero state pubblicate con curatela dell’antico allievo e collaboratore, ingegnere architetto Felice Francolini, solo a venti anni dalla morte, nel 1885 (Barsanti, 1994, pp. 252-254 e Di Pietro, 2005, p. 176).

    A quanto è dato sapere, soltanto nel 1864 Manetti fu invitato dal Comune di Firenze a tornare a impegni professionali con il far parte “della Commissione Municipale incaricata di ispezionare l’Arno dentro Firenze per proporre provvedimenti contro le alluvioni”, ma il Nostro non raccolse l’invito adducendo seri – e senz’altro motivati – problemi di salute (AAADF, Fondo Manetti, Cat. F.1, ins. 31) (Bencivenni, 1984, p. 92).

    “La figura di ingegnere offerta dal Manetti acquista ulteriore spessore e profondità se si pensa al fatto che egli non si limitò a gestire la grande esperienza e la cultura tecnico-scientifica acquisita negli anni della ricordata formazione parigina. Infatti egli concepì sempre la propria professione di tecnico al servizio dello stato come di una missione per il cui assolvimento ogni nuovo apporto e ogni ampliamento delle proprie conoscenze erano indispensabili linfa vitale. Da qui l’importanza dei numerosi viaggi effettuati nel corso della sua vita e al termine dei quali minuziose relazioni, accompagnate spesso da rapidi, ma efficacissimi schizzi [di opere territoriali di ordine idraulico, stradale e ferroviario e di macchinari anche applicabili all’industria mineraria e manifatturiera], mostravano una fame di conoscenze tecniche e di interessi mai sopiti neppure negli ultimi anni della sua vita” (Bencivenni, 1990, pp. 434-436).

    Nunerosi sono infatti i resoconti – di regola trasmessi al Segretario di Finanze Francesco Cempini, ma anche ai granduchi – dei viaggi d’istruzione effettuati dal Manetti nell’Arcipelago Toscano (Notizie sull’Elba ed altre Isole dell’Arcipelago del 1833) (AAADF, Fondo Manetti, Cat. F.1, ins. 11), nell’Italia settentrionale ed Europa. Trattasi di Notizie prese in Lombardia sulla coltivazione del riso del giugno 1818 (con pianta e profilo di una risaia nell’azienda Critulzi presso Locate), e Appunti presi sul Naviglio che da Milano va a Pavia (con schizzi dell’idrovia e dei suoi sostegni), memorie indirizzate al granduca Ferdinando III; Ricordi sulle Saline del Tirolo, Baviera ed Austria del 1828 (con schizzi di fabbriche e macchinari); Rendiconto a S. A. I. e R. il Granduca di Toscana sugli studi e le osservazioni effettuati durante il viaggio in Francia nell’agosto-settembre 1830 (con 12 tavole di disegni di strade e ponti, canali e chiuse, pozzi artesiani) (AAADF, Fondo Manetti, Cat. F.9); Notizie sulle strade dello Spluga e dello Stelvio (AAADF, Fondo Manetti, Cat. F.1, inss. 5-6, 8 e 24 rispettivamente); Viaggio in Austria e in Sassonia nell’autunno 1839 (AAADF, Fondo Manetti, Cat. F.2, ins. 6); Escursione in Olanda nell’autunno 1844 (con mappe e disegni in tema di bonifiche e canali) (AAADF, Fondo Manetti, Cat. F.10); Rapporto della perlustrazione eseguita nell’ottobre 1845 ad alcuni lavori di pubbliche costruzioni nella Provenza e nella Linguadoca (con mappe e disegni di opere di bonifica e canali) (AAADF, Fondo Manetti, Cat. F.14) (Bencivenni, 1984, pp. 89-91, 100, 103 e 106).

    Nei comprensori delle grandi bonifiche in corso di esecuzione (specialmente Valdichiana, Maremma e Bientina), Manetti curò in modo minuzioso la conoscenza geografica e cartografica del territorio dove si doveva operare o si stava operando, come dimostrano le cartografie topografiche e i profili di livellazione redatti sotto la sua direzione (non pochi disegni sono firmati dai suoi principali collaboratori Francesco Renard e Baldassarre Marchi: ad esempio, la livellazione della Chiana, dell’Arno e della Sieve di Renard del 1848, in D.10; la livellazione dei laghi di Bientina e Massaciuccoli fino al mare e al lago di Fucecchio di Marchi del 1841, in E.6) (Bencivenni, 1990, p. 445).

    Una produzione immensa, quella cartografica del Manetti, che negli ultimi anni della sua vita egli aveva elencato in un Indice della collezione di carte relative alla Chiana alla Maremma ed a Bientina (Bencivenni, 1984, p. 59). Solo nell’Archivio Lorena di Praga (SUAP, RAT) “vi sono ancora centinaia di documenti appartenenti al Manetti” di tipo cartografico, del genere: Carta della dislocazione degli ispettori, sotto ispettori, ingegneri e aiuti-ingegneri dipendenti dai compartimenti di Firenze, Pisa, Siena, Arezzo e Grosseto, 1848; Carta geografica di parte del Granducato di Toscana e dello Stato della Chiesa, delineata specialmente per lume e regola dei progetti riguardanti la strada di commercio per unire i due mari, 1830 circa; Progetto della strada di ferro da Livorno a Firenze, fine anni ’30 del XIX secolo; e Pianta geometrica della città di Livorno e progetto artistico della sua sistemazione generale, 1849 (Zangheri, 1984, p. 30).

    Particolarmente significativa la serie in stampa litografica dell’Imperiale e Reale Laboratorio di Cartografia costituito da Leopoldo II, prodotta dal 1828 al 1859 Padule di Castiglione della Pescaia, con le diverse figure che vengono comparate per mettere a fuoco i risultati della bonifica ottenuti in 25-30 anni di lavori.

    Nutrito il corpo cartografico relativo alla Valdichiana, a comprendere: la già ricordata Carte de la vallée de la Chiana située entre l’Arno et le Tibre, stampata nel 1819; le due figure della pianura di Val di Chiana, ovvero la Mappa idraulica con i lavori di bonifica in corso nel 1823 e la Livellazione generale delle Chiane eseguita per la prima volta negli anni 1820 e 1821 con la Veduta di una colmata composta di due recenti (edite, con l’incisione di Stanislao Stucchi, nel volume Carte idrauliche dello stato antico e moderno della Valle di Chiana e livellazione generale dei canali maestri della medesima con un saggio sulla storia del suo bonificamento e sul metodo con cui si eseguiscono le colmate del 1823, insieme con la riproduzione semplificata della carta di Antonio Ricasoli del 1551, utilizzata per un confronto con il presente); la Carta che dimostra il corso della Chiana fra il Tevere e l’Arno, in Sulla stabile sistemazione delle acque di Val di Chiana (Firenze, Bencini, 1840) che, rispetto alla rappresentazione del 1823, offre un maggior dettaglio riguardo agli affluenti di sinistra della Chiana; la carta Corso dell’Arno e dei suoi influenti allegata al Profilo di livellazione della Chiana e dell’Arno dall’argine di separazione presso Chiusi sino al mare e della Sieve da San Piero a Sieve sino al suo sbocco in Arno, rilevato colla direzione di Alessandro Manetti… dall’ing. Francesco Renard…, edito a Firenze nello Stabilimento Bellamy, 1848 (AAADF, Fondo Manetti), che intende dimostrare la giustezza della tesi del Manetti per cui i lavori di bonifica in Valdichiana non erano responsabili dei diffusi allagamenti prodotti dall’Arno nell’occasione dell’inondazione del 1844: infatti, a differenza dei fondivalle del Mugello e del Casentino, completamente invasi dalle acque, la Valdichiana mostra limitatissime esondazioni nei Prati sotto la collina di Brolio e, di fronte, tra la Fattoria di Foiano e quella di Pozzo; la Carta della Valle di Chiana nell’anno 1849. Tav. I, che registra sia lo stato di fatto e sia il programma dei lavori da realizzare mediante tracciati a puntini, rappresentando per la prima volta un progetto complessivo per la stabile sistemazione delle acque della valle, e la Tav. II, ovvero un disegno tematico che rappresenta le quattro ipotesi di bonifica esaminate nella memoria, cioè quelli del Torricelli degli anni ’40 del XVII secolo, del Fossombroni del 1789, del Manetti del 1838 e infine del Paleocapa del 1845 (che intendeva limitare l’aggiunta della bietta di terra fossombroniana alla parte centrale della valle), in Sulla sistemazione delle acque della Valdichiana e sul bonificamento delle Maremme (Firenze, Benelli, 1849) (Di Pietro, 2005, pp. 150-152, 162, 167 e 168-169).

    Produzione cartografica

    Pianta della città di Tolone, 1814 (AAADF, Fondo Manetti, Cat. B, tav. 28v);

    Planimetria in due tavole del monastero di S. Benedetto in Arezzo, con Angelo Lorenzo de’ Giudici, prima metà del XIX secolo (ASF, Miscellanea di Piante, nn. 22-23);

    Piante e sezioni della Strada Militare da Viareggio alla Spezia, con l’ingegnere estense Giuseppe Manzotti, 1828 (ASP, Camera di Soprintendenza Comunitativa, ff. 320 e 559);

    Pianta topografica con alcuni edifici siderurgici della Magona granducale, 1828-29 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 278g);

    Follonica con il suo “piano di fabbricazione”, 1830-31 (ASF, Segreteria di Gabinetto Appendice, f. 204);

    Padule di Castiglione e sue adiacenze nel 1853; Padule di Castiglione e sue adiacenze nel 1859, 1:60.000 (AAADF, Fondo Manetti, n. 11.1-2); N. 5 piante del Padule di Castiglione e sue adiacenze con l’indicazione delle cinque fasi di bonifica previste a partire dal 1845-46; Padule di Castiglione della Pescaia, litografia del 1849 (AAADF, Fondo Manetti, Cat. C.10, tav. 11.5);

    Mappa della pianura di Scarlino, 1:45.000 e Mappa topografica della pianura di Scarlino colla indicazione dei circondari d’imposizione dei fiumi e fossi che la bagnano, 1830-40 (AAADF, Fondo Manetti, Cat. C.10, tavv. 3/a-b);

    Mappa dell’antico stagno di Piombino ed adiacenze, 1:25.000(AAADF, Fondo Manetti, Cat. C.10, tav. 4/a);

    Mappa topografica della pianura di Cornia che comprende i circondari d’imposizione dei fiumi e fossi che irrigano la pianura medesima, 1830-40, scala 1:15.000 (AAADF, Fondo Manetti, Cat. C.10, tav. 4/c);

    Pianta dei tenumenti del Rimigliano e del Bracciolo ceduti dall’Uffizio di Bonificamento a quello delle Regie Possessioni, 1853 (AAADF, Fondo Manetti, Cat. C.10, tav. 4/b);

    Progetto per una conduttura di acque potabili dall’Argentale alla Città di Orbetello, con 11 tavole del progettato acquedotto che dal convento dei Passionisti dell’Argentario scendeva a Terrarossa e attraversava la laguna su ponte canale con strada: tra le figure, Pianta del Monte Argentale. Lucidata dalle mappe del catasto in scala 1:50.000 e la Pianta di Orbetello con le condotte e le fontane del nuovo acquedotto fino a Piazza d’Arme, 1840 circa (AAADF, Fondo Manetti, Cat. F.18) (Bencivenni, 1984, fig. 79 e pp. 107-108);

    Progetto della cinta daziaria di Livorno, con la collaborazione dell’ingegnere Carlo Reishammer, 1834-35 (AAADF, Fondo Manetti, Cat. F.2, ins. 3);

    Pianta del Porto di Livorno quale risulterebbe secondo il Progetto Manetti del 22 Agosto 1850 (AAADF, Fondo Manetti, Cat. F.1, ins. 26) (Bencivenni, 1984, pp. 94-99);

    Piante e prospetti (36 tavole) con relazione del 1835-1842, edite in Delle opere eseguite per l’ingrandimento della città e porto franco di Livorno…, Firenze, Le Monnier, 1844, con Francesco Renard e gli incisori Carlo Chirici e Luigi Balatri (ASP, Piante dell’Ufficio Fiumi e Fossi, n. 223);

    Carte de la vallée de la Chiana située entre l’Arno et le Tibre, disegno di Jacopo Frilli e Alessandro Manetti, stampa a Firenze di Leonardo Ciardetti, 1819;

    Livellazioni del Canale Maestro della Chiana fatte dagli Ingegneri Salvetti e Manetti la 1° nell’anno 1769 la 2° nell’anno 1820 e Mappa idraulica della Pianura di Val di Chiana esprimente i lavori di bonificazione che sono in attività nell’anno 1822, in Operazioni idrauliche eseguite in Val di Chiana dall’Ingegnere Alessandro Manetti a tutto l’anno 1821 (ASF, Piante della Direzione Generale dell’Ufficio delle Acque e Strade, c. 1806), in 5 volumi rilegati;

    Tavole Stato antico della Valle di Chiana al tempo di Cosimo I de’ Medici duca di Firenze. Quale si rileva dalla pergamena originale annessa alla perizia del 1551 che fu diretta da Messer Antonio de’ Ricasoli allora Soprintendente Generale alla Bonificazione delle Chiane; Mappa idraulica della pianura della Val di Chiana esprimente i lavori di bonificazione che sono in attività nell’anno 1823 (in un riquadro, la Carta che dimostra il corso della Chiana fra il Tevere e l’Arno); e Livellazione generale delle Chiane eseguita per la prima volta negli anni 1820 e 1821, in opera a stampa Carte idrauliche dello stato antico e moderno della Valle di Chiana e livellazione generale dei canali maestri della medesima con un saggio sulla storia del suo bonificamento e sul metodo con cui vi si eseguiscono le colmate (Firenze, Molini, 1823; e ASF, Piante della Direzione Generale dell’Ufficio delle Acque e Strade, c. 1806);

    Carta che dimostra il corso della Chiana fra il Tevere e l’Arno, Profilo del Canal Maestro della Chiana dalla Chiusa dei Monaci al Callone di Valiano rilevata dall’Ingegner Salvetti nel 1769 e copiata dalle tavole a corredo delle Memorie idraulico-storiche pubblicate nel 1789, Sezioni trasversali dei fiumi Salarco, Foenna, ed Esse, in opera a stampa Sulla stabile sistemazione delle acque di Val di Chiana (Firenze, Bencini, 1840);

    Due Tavole Grafici delle livellazioni della Chiana previste dal Torricelli sec. XVII, Fossombroni sec. XVIII, Progetto del 1838, Progetto del Paleocapa 1845; Carta della Valle di Chiana nell’anno 1849, in Sulla sistemazione delle acque della Valdichiana e sul bonificamento delle Maremme (Firenze, Benelli, 1849);

    Quattro tavole del Profilo di livellazione della Chiana e dell’Arno dall’argine di separazione presso Chiusi sino al mare e della Sieve da San Piero a Sieve sino al suo sbocco in Arno, rilevato colla direzione di Alessandro Manetti… dall’ing. Francesco Renard…, edito a Firenze nello Stabilimento Bellamy, 1848, con Corso dell’Arno e dei suoi influenti, 1848 (AAADF, Fondo Manetti) (Di Pietro, 2005, p. 167);

    Pianta generale della pianura pisana [tra l’Arno e Livorno]. Divisa in 27 rettangoli in scala 1:17241, 1840 (AAADF, Fondo Manetti, Cat. E.5);

    Progetto Manetti del 1842. Andamento del nuovo Emissario del Canale Imperiale presso Vicopisano fino al Calambrone, profilo in cinque fogli (AAADF, Fondo Manetti, Cat. E.9);

    Alzato, pianta e veduta a volo di uccello di un ponte “da costruire sull’Arno sotto corrente alla botte in cui passerà il canale essiccatore del Lago di Bientina, per servire ad una nuova via che ponga in diretta comunicazione Le Fornacette con Vicopisano, il Bientinese e Lucca” (AAADF, Fondo Manetti, Cat. E.14);

    Varianti al Progetto del 1842 per la Fabbrica delle Cateratte e Botte, 1853 (AAADF, Fondo Manetti, Cat. E.10);

    Pianta del corso dell’Arno presso San Giovanni alla Vena con l’attraversamento del nuovo emissario di Bientina (AAADF, Fondo Manetti, Cat. E.3, n. 4);

    Pianta geometrica indicante l’andamento e la situazione dei Fossi e Strade presso le Fornacette in scala 1:2500 (AAADF, Fondo Manetti, Cat. E.12, ins. 13);

    Mappa generale dei Paduli di Bientina, Fucecchio e Maciuccoli in scala 1:40.000, con profili e sezioni e Relazione sul prosciugamento del Lago di Bientina, 1864 (AAADF, Fondo Manetti, Cat. E.1, n. 1) (Bencivenni, 1984, pp. 80-81, 84, 88);

    Pianta Rettificazione dell’Arno, situazione della Botte, dei Magazzini e del canale Essiccatore di Bientina, anni ’50 del XIX secolo (AAADF, Fondo Manetti, cat. E.6, tav. 12);

    Carta topografica del territorio lucchese tra il Serchio e il Lago di Bientina, con localizzazione dei “bottacci lucchesi”, 1849 (AAADF, Fondo Manetti, Cat. F.2, ins. 8);

    Pianta della Toscana settentrionale – con utilizzazione della base a stampa di Giovanni Inghirami del 1831 – con disegno dei territori inondati dall’Arno nel 1844 e con elenco delle pescaie sul fiume esistenti nel Compartimento di Firenze, a partire da quella di Monte sotto Ponte a Buriano (AAADF, Fondo Manetti, Cat. F.2, ins. 7);

    Carta della Garfagnana in otto fogli e quadro d’unione, con il tracciato “per la comunicazione rotabile tra Camporgiano e il Fivizzanese” (AAADF, Fondo Manetti, Cat. F.17) (Bencivenni, 1984, p. 101);

    Strada ferrata dell’Italia Centrale. Sezione II. Tronco Toscano: 1853 – Profilo longitudinale dell’Appennino dal Fosso Faldo al Fossaccio per dimostrare l’andamento della linea ferrata, l’avanzamento dell’escavazione dei pozzi e gallerie e le qualità dei terreni componenti la Montagna in traforo (AAADF, Fondo Manetti, Cat. F.4);

    Pianta del Lago di Haarlem in Olanda in scala 1:60.000, autunno 1844 (AAADF, Fondo Manetti, cat. F.1, tav. 10).

    Produzione scientifica

    Carte idrauliche dello stato antico e moderno della Valle di Chiana e livellazione generale dei canali maestri della medesima con un saggio sulla storia del suo bonificamento e sul metodo con cui si eseguiscono le colmate, Firenze, Molini, 1823;

    Lettera a S. E. il Sig. Cav. Vittorio Fossombroni sopra alcuni ripari d’un genere non molto usitato in Toscana (1824), che si eseguiscono per ottenere la regolare inalveazione dell’Arno nella pianura aretina, in Raccolta d’autori italiani che trattano del moto dell’acque, Bologna, Marsigli, 1824, III, pp. 323-330;

    Descrizione delle macchine pei trafori modenesi o artesiani e dei pozzi forati in Toscana dal 1829 al 1833, Firenze, Tip. all’Insegna di Dante, 1833;

    Sulla stabile sistemazione delle acque di Valdichiana. Memoria, Firenze, Bencini, 1840;

    Delle opere eseguite per l’ampliamento della città e porto franco di Livorno dall’anno 1835 all’anno 1842, Firenze, Le Monnier, 1844;

    Alcune parole sulla istituzione del Corpo degli Ingegneri di acque e Strade specialmente per ciò che concerne il servizio delle Comunità, Firenze, Benelli, 1848;

    Memoria sulla sistemazione della Valdichiana e sul bonificamento delle Maremme, Firenze, Cecchi, 1849;

    Esame della parte idraulica del Rapporto presentato il 6 dicembre 1859 dall’Ispettore A. Salvagnoli Marchetti, Firenze, Bencini, 1860;

    Mio passatempo, a cura di Francolini Felice, Firenze, Carnesecchi, 1885.

    Riferimenti bibliografici e archivistici

    Meini, 1867; Tartini, 1838; Bencivenni, 1984; Bencivenni, 1990; Pertempi, a cura di, 1990, pp. 47-52; Giuntini, 1989; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, pp. 68-69, 208; Barsanti, 1987, p. 87; Barsanti, 1992, p. 70; Barsanti, 1994, pp. 237-256; Cresti e Zangheri, 1978, pp. 134-135; Caciagli, 1984, pp. 85-101; Caciagli e Castiglia, 2001, pp. 444 e 518-520; Di Pietro, 2005; Zangheri, 1984; Pesendorfer, a cura di, 1987, pp. 58, 94, 99, 105, 110, 112, 115-121, 134-140, 150, 176, 182, 189, 192-195, 197, 201, 207-213, 215, 241, 246, 249, 257, 261, 267, 269-172, 274, 276, 286, 297, 307, 344, 368, 391, 396, 400, 427-432, 435, 472, 494-500 e 510; ASF, Soprintendenza alla Conservazione del Catasto poi Direzione Generale delle Acque e Strade; ASF, Piante della Direzione Generale dell’Ufficio delle Acque e Strade; ASF, Ufficio di Bonificamento delle Maremma; ASF, Segreteria di Gabinetto Appendice; ASF, Miscellanea di Piante; AAADF, Fondo Manetti; ASGr, Ufficio del Bonificamento della Maremma; ASP, Camera di Soprintendenza Comunitativa; ASP, Piante dell’Ufficio Fiumi e Fossi.

    Leonardo Rombai

  • Piccioli, Antonio

    Nacque a Peccioli il 9 aprile 1788; nel 1827 risultava “ammogliato da 15 anni a questa parte senza alcun figlio”.

    Dal 1809 al 1814, durante il governo francese, fu “commesso del percettore del Cantone di Peccioli, e ricevitore buralista” e dal 1812 segretario della Mairie della stessa cittadina.

    Dal 1814 al 1818 fu apprendista senza provvigioni presso la Cancelleria di Peccioli.

    Dal 1819 fu nominato geometra secondario del catasto nel Compartimento pisano e dal 1823 geometra primario (ASF, Soprintendenza alla Conservazione del Catasto poi Direzione Generale delle Acque e Strade, f. 1342, fasc. 3).

    Entrò in servizio nella Camera di Soprintendenza Comunitativa dal 13 dicembre 1825.

    Dal 1826 al 1830 divenne ingegnere di 2° classe ed operò per la Soprintendenza alla Conservazione del Catasto ed al Corpo degli Ingegneri d’Acque e Strade prendendo servizio a Radicondoli.

    Nel 1831-32 era ingegnere del circondario di Campiglia; dal 1833 al 1834 a Empoli; in questi due anni ebbe modo di occuparsi in diverse occasioni dell’Arno nell’area empolese. Interessante è una sua relazione, datata 1833, in cui descrive in dettaglio il corso dell’Arno da Ponte a Signa alla confluenza del torrente Pesa, parlando dell’alveo e delle ripe ma anche dei manufatti e degli interventi fatti in quel tratto (in ASCE, Prospetti Statistici dei fiumi e fossi, 1833, n. 382).

    Dal 1836 al 1846 fu trasferito a Lari, e fu promosso ingegnere di 2° classe.

    Dal 1847 al 1850 divenne ingegnere ispettore di 1° classe, e svolse il suo servizio a Siena.

    Nel corso della sua attività di ingegnere pubblico nell’area pisana,seguì direttamente numerosi progetti, sia nel settore della viabilità che in quello urbanistico e idrografico, realizzando diverse rappresentazioni cartografiche (la documentazione seguente è in ASP, Camera di Soprintendenza Comunitativa, ff. 586, 624, 675, 699, 730, 757, 786 e 1099), in particolare:

    nel 1835 si occupò di una controversia confinaria, rappresentando planimetricamente una porzione del castello di Chianni e nel 1840 fu la volta di una porzione di Collesalvetti; 

    nel 1836-38 eseguì i rilievi e i disegni di alcuni terreni da allivellare nelle Comunità di Fauglia e di Lari;

    sempre nel 1837 si occupò dell’ampliamento del Casinò dei Bagni di Casciana; del miglioramento della rete stradale interna della Comunità di Loenzana e della rettificazione di un tratto della Strada Rosignanina nella comunità di Santa Luce;

    nel 1838 effettuò il rilievo con pianta del Torrente Sabbiena nella Comunità di Santa Luce.

    Negli anni 1848-52, lavorò al progetto di costruzione della stazione ferroviaria di Colle di Val d’Elsa, realizzata dalla Società della Strada Ferrata Centrale della Toscana, con la soprintendenza dell’ingegnere Giuseppe Pianigiani.

    Produzione cartografica

    Cartone Generale del Circondario Idraulico di Vada; Cartone Generale del Circondario Idraulico di Cecina; Pianta Planimetrica della Pianura di Vada; Pianta Planimetrica della Pianura di Cecina (in tutto 6 tavole), 1843 (ASF, Miscellanea di Piante, nn. 399a-b, 400a-b, 401a-b); 

    Disegno di un ponte sulla strada Grosseto-Siena, 1847 (ASGr, Camera di Soprintendenza Comunitativa, n. 396, f. 79, c. 32, sc. 171);

    Pianta delle Macchie e Boschi addetti alla “Tenuta di Tartaglia”  posti nelle due Comunità di Lari, e Santa Luce nelle Respettive Sezioni di Lettera F e A., 1853 (Firenze, Collezione privata).

    Riferimenti bibliografici e archivistici

    Cresti e Zangheri, 1978, p. 187; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, pp. 343-345; Nanni, Pierulivo e Regoli, 1996, pp. 64-65; Barsanti, Bonelli Conenna e Rombai, 2001, p. 54; Caciagli e Castiglia, 2001, pp. 133, 532, 545-546, 558, 563, 581, 585, 590 e 705; ASF, Soprintendenza alla Conservazione del Catasto poi Direzione Generale delle Acque e Strade; ASF, Miscellanea di Piante; ASP, Camera di Soprintendenza Comunitativa; ASGr, Camera di Soprintendenza Comunitativa; ASCE, Prospetti Statistici dei fiumi e fossi.

    Anna Guarducci

Imago Tusciae
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