Archivi: Persone

  • Lapi, Antonio

    Ingegnere di origine mugellana, figlio di tale Giovanni.

    Prestò servizio nella Camera di Soprintendenza Comunitativa dall’aprile 1813.

    Dal 1819 al 1823 ricoprì il ruolo di ingegnere di seconda classe.

    Dal 1824 al 1825, promosso ingegnere di prima classe, lavorò all’Ufficio dei Fossi e Coltivazioni di Grosseto.

    Entrò quindi a far parte della Soprintendenza alla Conservazione del Catasto ed al Corpo d’Ingegneri d’Acque e Strade e, dal 1825 al 1830, rimase come ingegnere ispettore della Camera di Soprintendenza Comunitativa di Grosseto.

    Nel periodo “maremmano” si interessò a numerosi progetti, producendo un nutrito materiale cartografico (in ASGr, Ufficio dei Fossi, nn. 70, 170, 390, 472, 549, 551 e 619, e ff. I-IV; Camera di Soprintendenza Comunitativa, nn. 93, 378 e 379, e ff. I-III):

    seguì la progettazione di alcune strade nella provincia grossetana, in particolare: la nuova Strada Regia da Grosseto a Orbetello (nel 1818); la nuova strada da realizzare (in parte rettificando il corso di un vecchio tracciato) nel territorio amiatino fra Castel del Piano e il confine della Provincia Inferiore Senese (nel 1820-21, in 3 piante componenti un “cartone”, e poi anche nel 1834 in collaborazione con l’aspirante ingegnere Gaetano Galardi); laStrada provinciale da Grosseto al Cerro Bucato (nel 1829, in tre disegni), con i due ponti da erigersi (con sezioni, pianta e alzato, lavori eseguiti in realtà dall’aspirante ingegnere Gaetano Galardi sotto la supervisione del Lapi); la nuova strada provinciale da Scansano a Manciano in Maremma (con planimetria della via e disegno di un ponte da realizzare sulla stessa, nel 1828);

    progettò alcuni interventi nei centri urbani di Grosseto (nel 1821 eseguì le piante di alcuni edifici) e di Sorano (con un accurato sopralluogo eseguito dal Lapi nel 1819 per risolvere il problema del recupero del centro storico e del consolidamento del Masso che minacciava frane);

    nel 1820 realizzò una pianta del fosso del Chiarone presso Capalbio (il Lapi si firma “secondo ingegnere dell’Ufficio dei Fossi di Grosseto” e dichiara di avere eseguito il lavoro durante la “statatura” a Scansano), un disegno acquerellato ricavato “a tavolino” da uno schizzo preparatorio a penna eseguito sul posto, che denota già buone capacità grafiche e di restituzione delle componenti paesistiche;

    nel 1824 rappresentò un tratto del torrente Gretano presso Paganico per modificarne il corso;

    a Grosseto il 25 maggio 1826, scrisse un Progetto (ASF, Segreteria di Gabinetto Appendice, f. 229) di costruzione di una strada rotabile litoranea da Follonica a Castiglione della Pescaia per il Puntone, di cui si occupò contemporaneamente anche l’ingegnere Roberto Bombicci (Azzari e Rombai, 1986, p. 132).

    Nel 1827 si occupò del recupero edilizio delle terme di Roselle, realizzando la Pianta della Fabbrica dei Bagni di Roselle, in occasione di lavori di adeguamento al neo stabilimento, affidati al Lapi dalla Soprintendenza Comunitativa di Grosseto.

    Dal 1830 al 1834 lavorò per la Direzione del Corpo degli ingegneri di Acque e Strade ad Arezzo (aveva inoltrato domanda di trasferimento nel compartimento aretino o senese fin dal 14 gennaio 1827); dal 1837 al 1840 fu a Pisa e dal 1841 al 1846 a Firenze.

    Dal 1847 al 1860 ricoprì il ruolo di Ingegnere Primo Ispettore addetto alla Direzione Generale dei Lavori d’Acque e Strade e delle Fabbriche Civili dello Stato.

    Tra il 1826 e il 1828 collaborò con Inghirami alla costruzione della Carta Geometrica della Toscana inviando carte con lo stato aggiornato della viabilità nella sua articolazione fra strade rotabili, comunali, provinciali, regie.

    Tra il 1837 e il 1844seguì direttamente numerosissimi progetti per conto della Camera di Soprintendenza Comunitativa di Pisa (di cui fu prima sottoispettore e poi ispettore) sia in campo urbanistico-architettonico, sia nel settore della viabilità che in quello del controllo e della manutenzione dei corsi d’acqua e delle aree umide, realizzando diverse rappresentazioni cartografiche (tutta la documentazione è in ASP, Camera di Soprintendenza Comunitativa, ff. 620, 621, 623-624, 654, 718, 728, 783, 864 e 953), in particolare:

    i progetti in campo stradale riguardarono: il progetto di un “ponte di materiale” sul torrente Bardine, al passo della Strada Militare di Fivizzano (con l’aiuto ingegnere Antonio Giuliani e l’aspirante ingegnere Tommaso Cantagalli Del Rosso) nel 1837 e nel 1839; la rappresentazione di un tratto della strada di S. Giovanni al Gatano (con l’ingegnere Corrado Puccioni) e la rettificazione e allargamento di un tratto della Strada Regia Livornese (rilevato in tre piante, con l’ingegnere Antonio Piccioli) prima della costruzione di un corpo di fabbricati sul fronte (sempre nel 1837 e poi anche nel 1844); la Strada Provinciale da Sarzana alla Cisa (nel 1838); la Strada Provinciale della Valdera (in 20 disegni tra sezioni e planimetrie, nel 1840);

    si occupò anche di rilievi e progetti relativi alla problematica situazione idrografica della Pianura Pisana, rappresentando: il Fiume Arno in funzione della edificabilità di un’area sulla ripa sinistra; e il Fosso Navigante (nel 1837);

    alcune rappresentazioni riguardarono lotti di terreno sulla viabilità principale, da edificare (1838 e 1839);

    si occupò anche dei lavori relativi allo scolo delle acque di Piazza dei Miracoli a Pisa e di proporre soluzioni in merito ai problemi della Torre pendente, facendo parte di una Commissione appositamente incaricata (oltre al Lapi, Guglielmo Martolini e Ridolfo Castinelli), con redazione per l’occasione di numerose piante e sezioni delle adiacenze del Duomo.

    Nel 1860 venne eletto membro del “Consiglio d’Arte”.

    Produzione cartografica

    Cartone di 3 piante della nuova strada nel territorio amiatino fra Castel del Piano e il confine della Provincia Inferiore Senese, 1820-21; Tre disegni (con sezioni, pianta e alzato di due ponti) della nuova strada provinciale da Grosseto al Cerro Bucato, con l’aspirante ingegnere Gaetano Galardi, 1829; Planimetria della via e disegno di un ponte da realizzare sulla nuova strada provinciale da Scansano a Manciano, 1828; Pianta del fosso del Chiarone presso Capalbio, 1820; Pianta di un tratto del torrente Gretano presso Paganico, 1824; Pianta della Fabbrica dei Bagni di Roselle, 1827 (ASGr, Ufficio dei Fossi, nn. 70, 170, 390, 472, 549, 551 e 619, e ff. I-IV; Camera di Soprintendenza Comunitativa, nn. 93, 378 e 379, e ff. I-III);

    Pianta di un tratto della strada di S. Giovanni al Gatano, con l’ingegnere Corrado Puccioni, 1837; Tre piante per la rettificazione e allargamento di un tratto della Strada Regia Livornese, con l’ingegnere Antonio Piccioli, 1837; Sezioni e planimetrie (20 disegni) della Strada Provinciale della Valdera, 1840; Piante varie di terreni lungo l’Arno e il Fosso Macinante nei pressi di Pisa, 1837 (ASP, Camera di Soprintendenza Comunitativa, ff. 620, 621, 623-624, 654, 718, 728, 783, 864 e 953).

    Riferimenti bibliografici e archivistici

    Cresti e Zangheri, 1978, p. 127; Azzari e Rombai, 1986, p. 132; Rombai, 1989, pp. 96-98; Melis, 1996, p. 254; Barsanti, Bonelli Conenna e Rombai, 2001, pp. 53-58, 66, 71, 94, 105 e 127; Caciagli e Castiglia, 2001, pp. 129-130, 540-546, 553, 566, 579-580, 588, 615 e 647-648; ASF, Segreteria di Gabinetto Appendice.

    Anna Guarducci

  • Falleri, Antonio

    Ingegnere fiorentino, allievo di Tommaso Perelli, Antonio Falleri per tanti anni – a partire dal 1732 – prestò servizio nell’amministrazione granducale, precisamente nei Capitani di Parte Guelfa.

    A quanto è dato sapere, la sua prima opera cartografica è datata 1736 e risponde ad una committenza privata. Quell’anno firma per la famiglia Riccardi la Pianta del Palazzo, Giardini, Poderi, Case, ed altri beni adiacenti al medesimo, posti nella Città di Firenze, nel pop.lo di Santa Maria Novella ed in via detta Valfonda, insieme ad altre figure della stessa proprietà inserite in una raccolta disegnata anche dagli ingegneri Giuseppe Soresina e Luca Ristorini (ASF, Riccardi, f. 383, c. 1, e Archivio Mannelli Galilei Riccardi, f. 354) (Rombai, 1983, p. 211).

    Nel 1740, nell’ambito della visita generale della Pianura Pisana diretta da Tommaso Perelli e da Pompeo Neri, il Falleri venne incaricato di elaborare una carta generale la più esatta e dettagliata possibile dell’area, che permettesse ai “tecnici” di poter meglio affrontare i complessi problemi da risolvere; a tale scopo, l’ingegnere, che già stava lavorando (in competizione con altri tecnici) ad una carta d’insieme della Toscana, fu inviato nel Pisano per effettuare un’attenta ricognizione dei luoghi e per disegnare una Pianta Universale della Campagna Pisana, da cui fu chiaramente derivata la figura a stampa che correda la memoria sullo stato idraulico del Pisano scritta nel 1740 da Tommaso Perelli e Pompeo Neri e pubblicata nel 1774. Tale sopralluogo portò comunque pure alla elaborazione della carta, datata 1741, dal titolo: Pianta indicante i fiumi, fossi e scoli concorrenti per la parte di Stagno al nuovo Calambrone (in ASP, Piante dell’Ufficio Fiumi e Fossi, n. 106). Da un carteggio emerge che, nel 1772, alcuni impiegati dell’Ufficio dei Fossi affermavano che la carta del Falleri era la copia di una figura fatta fare dall’Ufficio nel 1716 (in ASP, Fiumi e Fossi, f. 3682, n. 101). In realtà, il Provveditore dell’Ufficio dei Fossi Francesco Pecci espresse un giudizio positivo sul Falleri, sul lavoro svolto e sul fatto che egli aveva insegnato ai tecnici dell’Ufficio dei Fossi come andava rilevata una carta (in ASF, Reggenza, f. 643, fasc. 7: vi sono le lettere del Provveditore dell’Ufficio dei Fossi Francesco Pecci al segretario Gaetano Antinori sull’attività di Falleri a Pisa).

    Anche il Targioni Tozzetti teneva in buona considerazione il Falleri, definendolo “un ingegnere abilissimo” (Targioni Tozzetti, 1768, I, p. XXXVIII).

    I documenti segnalano un’altra pianta della Pianura Pisana, eseguita nel 1743, ma andata purtroppo perduta.

    Tra il 1742 e il 1745, fece parte, assieme a Giovanni Maria Veraci, della deputazione incaricata di risolvere la questione confinaria fra Pontremoli e Stato di Genova (rappresentato dagli ingegneri cartografi Matteo Vinzoni e Domenico Carbonara) (diversi prodotti cartografici relativi alla questione, non firmati, sono in ASGe, Mappe e tipi cartografici vari,I. b) (Raffo Maggini, 2001, pp. 21-29).

    Intorno alla metà del secolo partecipò alla nutrita commissione fiorentina (con i “capi maestri” Filippo Belli e Giuseppe Cianfanelli e gli architetti Felice Innocenzio Ramponi, Giovanni Maria Veraci, Anton Giuseppe Fornari, Anton Domenico Somigli, Bernardino Ciurini/Curini) incaricata di esaminare il problema del restauro del tetto della Chiesa di S. Maria della Spina a Pisa.

    Tra il 1747 e il 1748 fece parte del gruppo di funzionari e tecnici (costituito anche da Tommaso Perelli, Pompeo Neri e Angiolo Maria Mascagni) incaricato dalla Reggenza di ispezionare la pianura del Valdarno di Sotto disposta lungo l’Arno e il canale Usciana, emissario del padule di Fucecchio, che veniva periodicamente inondata dai due corsi d’acqua. L’équipe provvide a progettare un grosso argine alla sinistra dell’emissario e un nuovo canale detto antifosso parallelo all’Usciana, con funzione di scolmatore delle acque piovane e di scolo. In tale area tornò nel 1751, insieme agli ingegneri Angelo Maria Mascagni e Giovanni Maria Veraci, per occuparsi della costruzione dell’antifosso per impedire le inondazioni dell’Usciana: il progetto fu eseguito l’anno successivo, con l’assistenza dei tre periti.

    Oltre che nel Pisano e nella bassa valle dell’Arno, operò a lungo nella Maremma Grossetana e nel Valdarno di Sopra.

    Nella prima area vi fu nel 1744-46, per rappresentare un territorio ben poco noto al governo che stava analizzando le cause del drammatico fallimento del tentativo di popolamento della Maremma con coloni fatti arrivare dalla Lorena. A Falleri fu richiesto di redigere, dapprima, due carte particolareggiate del Massetano e del Sovanese (vale a dire dei due territori di colonizzazione), e poi, una Carte topographique exacte de toutes les Maresmes, sur la quelle l’on puisse destinguer les terrains qui sont possedès par les anciens propriétaires et ceux qui ont eté donné aux Colonistes, ceux qui sont cultivés de ceux qui restent en friche, avec une relation explicative et detaillée sur la qualité de familles qui l’on pourra y établir successivement (Rombai, 1987, pp. 294-295; e Archivio di Stato di Firenze, 1991, pp. 39-40). Non è dato sapere se tali impegnative rappresentazioni siano state davvero tutte eseguite: di certo, nell’estate 1746, alcune carte furono inviate a Vienna, tra la soddisfazione del soprintendente delle colonie lorenesi in Maremma che definì la carta generale “la più esatta carta di alcuna parte della Toscana per essere stata misurata palmo a palmo tutta la Maremma Senese” (ASF, Miscellanea di Finanze A, f. 116, c. 90). Non è chiaro se tale rappresentazione sia da individuare nella bella e innovativa Pianta Generale della Maremma di Siena, datata 1747, con la sua complessa geografia amministrativa che di lì a poco sarebbe stata rivoluzionata dalle riforme di Pietro Leopoldo, conservata a Praga(in SUAP, RAT 224) (Archivio di Stato di Firenze, 1991, pp. 364-365).

    Falleri tornò nella pianura di Grosseto anche all’inizio degli anni ’60 e nel 1765, su incarico della Reggenza, per visionare lo stato delle arginature dei fossi e canali dell’area (Barsanti, 1984, p. 111).

    Nella seconda subregione lavorò per conto della Congregazione del Valdarno, contribuendo alla realizzazione del grande progetto di canalizzazione del fiume Arno, prima come aiuto di Felice Innocenzio Ramponi dal 1747 al 1755 e poi, dal 1755 (alla morte del Ramponi), come “Perito Custode de’ fiumi del Valdarno di Sopra”. Durante tale periodo eseguì numerose relazioni e perizie corredate anche di disegni.

    Nell’autunno 1757, Falleri eseguì lavori di arginatura all’Arno tra la città e lo sbocco del fiume Greve (Barsanti e Rombai, 1986, p. 88).

    Nel maggio 1764 fu in Valdinievole dove disegnò la mappa del torrente Salsero nel territorio dei fatiscenti Bagni di Montecatini (Cresti, 1984, p. 131; e ASF, Piante dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 563).

    Falleri fu particolarmente stimato da Leonardo Ximenes. Infatti, il gesuita lo incluse nel progetto redatto l’11 agosto 1750 per la costruzione della Carta Geometrica della Toscana (Considerazioni intorno alla rettificazione della Carta Geografica della Toscana, in BNCF, Fondo Nazionale, II-307, ins. 27): lo scienziato scrive che i lavori topografici potevano essere svolti con l’aiuto del giovane Gregorio Michele Ciocchi, che “ha studiato tre anni sotto di me ed ha qualche misura di Astronomia e di Geografia”, e dell’ingegnere Antonio Falleri, che da anni lavorava individualmente ad un analogo progetto e che “intendeva bene di prospettiva e sapeva levare in pianta” (Barsanti e Rombai, 1987, p. 39).

    Ciò non di meno, nel 1770 Falleri osò rispondere criticamente alle tesi del matematico Ximenes in merito ad alcune questioni idrauliche della pianura grossetana, con una memoria a stampa contenente una piccola Pianta della pianura di Grossetana ridotta in piccolo da quella presentata unitamente col rapporto fatto al Consiglio di Reggenza nel 1765 dal Perito Ant. Falleri, quando lo commissionò sopra tal pianura, oltre ad una sezione del nuovo argine d’Ombrone (Gabellini, 1987, p. 151).

    Produzione cartografica

    Pianta del Palazzo, Giardini, Poderi, Case, ed altri beni adiacenti al medesimo, posti nella Città di Firenze, nel pop.lo di Santa Maria Novella ed in via detta Valfonda, 1736 (ASF, Riccardi, f. 383, c. 1);

    Pianta della Pianura di Pisa, 1740, edita in PERELLI T., Ragionamento sopra la campagna pisana, in Raccolta di autori italiani che trattano del moto delle acque, Firenze, Cambiagi, 1774, vol. IX, pp. 89-135;

    Pianta indicante i fiumi, fossi e scoli concorrenti per la parte di Stagno al nuovo Calambrone, 1741(ASP, Piante dell’Ufficio Fiumi e Fossi, n. 106);

    Pianta Generale della Maremma di Siena, 1747(SUAP, RAT 224);

    Pianta del Rio Salsero da Bagni di Montecatini alla congiunzione colla Nievolina, maggio 1764 (ASF, Piante dello Scrittoio delle RR. Possessioni, n. 563);

    Pianta della pianura di Grosseto con sezione del nuovo argine d’Ombrone, stampa in Falleri, 1770.

    Riferimenti bibliografici e archivistici

    Targioni Tozzetti, 1768, I, p. XXXVIII; Barsanti e Rombai, 1986, p. 88; Barsanti e Rombai, 1987, p. 39; Mazzanti, Cremonesi, Pasquinucci et alii, 1986, pp. 264-266; Gabellini, 1987, p. 151; Karwacka Codini e Sbrilli, 1987, pp. 104 e 106; Barsanti, 1984, p. 111; Barsanti, 1987, p. 138; Tartaro, 1989, p. 36; Archivio di Stato di Firenze, 1991, pp. 39-40 e 364-365; Melis, 1996, pp. 246 e 252; Nanni, Pierulivo e Regoli, 1996, p. 79; Caciagli e Castiglia, 2001, p. 549; Gabellini, 1987, p. 151; Rombai, 1983, p. 211; Rombai, 1987, pp. 294-295; Cresti, 1984, p. 131; Zangheri, a cura di, 1984, p. 65; ASP, Piante dell’Ufficio Fiumi e Fossi; ASP, Fiumi e Fossi; ASF, Reggenza; ASF, Segreteria di Finanze ante 1780; ASF, Miscellanea di Finanze A; ASF, Piante dello Scrittoio delle RR. Possessioni; BNCF, Fondo Nazionale; ASGe, Mappe e tipi cartografici vari; SUAP, RAT.

    Leonardo Rombai

  • Mascagni, Angelo Maria

    Angelo/Angiolo Maria Mascagni fu ingegnere granducale, prima della magistratura fiorentina dei Capitani di Parte Guelfa poi dello Scrittoio.

    Il primo lavoro di cui siamo a conoscenza risale al 1738 ed è la Pianta di un tratto del corso dell’Arno e della campagna circostante nella Pianura Pisana (in ASF, Miscellanea di Piante, n. 562).

    Fra i numerosi incarichi ricoperti come ingegnere per conto delle Regie Possessioni, si ricorda quello di aver fatto parte, con Bernardo Sansone Sgrilli, Giuseppe Maria Forasassi, Giuseppe Soresina, Giuliano Anastasi e altri del gruppo di ingegneri e cartografi, al servizio dello Scrittoio coordinato da Giovanni Maria Veraci, impegnato nel rilevamento e nelle realizzazioni delle piante delle fattorie e delle ville granducali ordinati dalla Reggenza Lorenese, a partire dal 1740 (ASF, Segreteria di Finanze ante 1788, f. 351).

    Il 30 novembre 1743, redasse per la famiglia Serristori una dettagliata memoria intitolata Considerazioni sopra i Mulini e Gore di Montevarchi e San Giovanni (ASF, Serristori, f. 1168) (Valentini, 1997, pp. 105-110).

    Nel 1747 fece parte del gruppo di funzionari e tecnici (costituito anche da Tommaso Perelli, Pompeo Neri e Antonio Falleri) incaricato dalla Reggenza di ispezionare la pianura del Valdarno di Sotto disposta lungo l’Arno e il canale Usciana, emissario del padule di Fucecchio, che veniva periodicamente largamente inondata dai due corsi d’acqua. L’équipe provvide a progettare un grosso argine alla sinistra dell’emissario e un nuovo canale detto antifosso parallelo all’Usciana, con funzione di scolmatore delle acque piovane e di scolo.

    Nel 1747 realizzò il profilo di livellazione dell’antico canale navigabile di Ripafratta presso Pisa (in ASF, Miscellanea di Piante, n. 615).

    Risalgono al 1750 due belle tavole acquerellate raffiguranti la pianta (con il dettaglio di tutti i locali richiamati in legenda) e le quattro vedute prospettiche delle ferriere di Cecina (in ASF, Miscellanea Repubblicana, f. 72, ins. 14).

    Nel 1751 fu chiamato, insieme agli ingegneri Antonio Falleri e Giovanni Maria Veraci, ad occuparsi ancora del Padule di Fucecchio, in particolare la costruzione dell’Antifosso per impedire le frequenti inondazioni dell’Usciana nella pianura. Il progetto fu eseguito l’anno successivo, seguito direttamente dai tre periti suddetti. Sempre relativamente a questo contesto territoriale, fu autore della bella carta topo-corografica manoscritta del padule di Fucecchio e della Valdinievole (dal titolo Pianta dimostrativa della Provincia di Valdinievole), poi incisa e stampata alla fine degli anni ’50 a corredo della memoria di Pier Antonio Nenci Parere intorno alle acque stagnanti delle colmate per rapporto all’insalubrità della Valdinievole (Firenze, Bonducci, 1760).

    Nel 1752 collaborò con Anastasio Anastasi, Neri Andrea Mignoni ed altri ai lavori di costruzione della nuova Strada Bolognese (FI-BO) per la Futa (ASF, Capitani di Parte. Numeri Bianchi, f. 37, ins. 5).

    Nel 1754 eseguì la planimetria di nuovi terreni per l’ampliamento dei Bagni di S. Giuliano, nell’ambito del riassetto delle aree limitrofe al centro termale.

    Nel 1756, su incarico della Reggenza collaborò con Leonardo Ximenes (e gli ingegneri Agostino Fortini, Ferdinando Morozzi, Filippo e Michele Ciocchi, Francesco Bombicci e Bernardo Sgrilli) nell’analisi del comprensorio del lago di Bientina, specialmente l’area fra la zona umida e l’Arno, per trovare un rimedio alle esondazioni che periodicamente vi si registravano, suscitando continue controversie con la confinante Repubblica di Lucca. Agli ingegneri spettò il compito di redigere la carta topografica della zona che servì da base per la progettazione del nuovo emissario verso l’Arno e idrovia del Canale Imperiale, scavato l’anno successivo. Sappiamo che “per l’affare di Bientina” gli ingegneri collaboratori ricevettero dalla Depositeria granducale lire 10 al giorno oltre a vitto ed alloggio (ASF, Consulta poi Regia Consulta, f. 469, cc. 79-80).

    Nel 1766-68 fu in Valdichiana con il collega Angelo Maria Mascagni per progettare la colmata a sinistra del Canale Maestro tra il Callone di Toscana e il Ponte di Valiano, poi eseguita col matematico Pietro Ferroni nel 1771-72.

    Produzione cartografica

    Pianta di un tratto del corso dell’Arno e della campagna circostante nella Pianura Pisana, 1738 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 562).

    Riferimenti bibliografici e archivistici

    Barsanti e Rombai, 1986, p. 69 e 88; Rombai, 1987, p. 374; Cresti, 1987, pp. 56-57; Gabellini, 1987, p. 151; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, pp. 399 e 413; Tognarini, a cura di, 1990, tav. III; Rombai, 1993, p. 44; Barsanti e Rombai, a cura di, 1994, p. 174; Melis, 1996, p. 255; Nanni, Pierulivo e Regoli, 1996, p. 79; Romby, 1997, pp. 91-115; Valentini, 1997, pp. 105-110; ASF, Miscellanea di Piante; ASF, Miscellanea Repubblicana; ASF, Segreteria di Finanze ante 1788; ASF, Serristori; ASF, Consulta poi Regia Consulta; ASF, Capitani di Parte. Numeri Bianchi.

    Anna Guarducci

  • Soresina, Giuseppe

    Perito architetto e ingegnere di origine svizzera, operò per lo Scrittoio delle Regie Possessioni, dove fu aiuto di Angiolo Maria Mascagni. La sua attività è documentata dal 1738 al 1760 circa.

    Fra i numerosi incarichi ricoperti come ingegnere per conto delle Regie Possessioni si ricorda quello di aver fatto parte, con Bernardo Sansone Sgrilli, Angiolo Maria Mascagni, Giuseppe Maria Forasassi, Giuliano Anastasi e altri, del gruppo di ingegneri e cartografi, al servizio dello Scrittoio, coordinato da Giovanni Maria Veraci, impegnato nel rilevamento e nelle realizzazioni delle piante delle fattorie e delle ville granducali ordinati dalla Reggenza Lorenese a partire dal 1740 (ASF, Segreteria di Finanze ante 1788, f. 351).

    Intorno al 1738, Giuseppe Soresina si occupò della ristrutturazione completa della chiesa di Santa Maria delle Selve a Lastra a Signa, ad eccezione dell’abside e del tozzo campanile.

    Nel 1740 redasse il cabreo della Fattoria di Castel Pulci presso Signa, di proprietà della famiglia Riccardi, all’epoca ordinato dal marchese Francesco; si tratta di un’opera particolarmente apprezzabile che può essere annoverata fra la migliore produzione cabreistica settecentesca toscana, con molte ville e case poderali disegnate su fogli spiegazzati “a trompe l’oeil” ed un particolare frontespizio con l’arme di famiglia. In una grande e dettagliata planimetria (“un piccolo capolavoro cartografico”) è raffigurata la vastissima bandita di caccia di Ugnano (nella campagna fiorentina a partire dall’Arno).

    Intorno al 1740, il Soresina realizzò un altro lavoro per i Riccardi: due figure relative alla proprietà di Valfonda, l’antico palazzo fiorentino di “Guarfonda”, abitato stabilmente dalla potente famiglia e utilizzato anche per finalità economico-produttive. Le tavole sono inserite in una raccolta dedicata alla suddetta proprietà alla quale lavorarono gli ingegneri Antonio Falleri e Luca Ristorini.

    Nel 1759-60 il Soresina eseguì un altro cabreo, quello della Commenda di San Giovanni Battista o del Santo Sepolcro di Firenze, di proprietà dell’Ordine dei Cavalieri di Malta; l’imponente raccolta contiene ben 180 disegni di poderi posti nella campagna fra Firenze, la Val di Pesa e la Val d’Elsa e di possedimenti cittadini (di notevole interesse per la conoscenza di angoli e aspetti cittadini da tempo scomparsi).

    Risulta che anche il Soresina si sia impegnato nell’impresa di realizzare una carta generale del Granducato.

    Produzione cartografica

    Piante di tutti i beni che nel presente stato gode e possiede l’Ill.mo Sig.re March.se Riccardi Nella Fattoria di Castel Pulci fatte nell’anno MDCCXXXX, 1740 (ASF, Archivio Riccardi, f. 819);

    Pianta del Giardino, Casino e Poderi di Valfonda di atten.za dell’Ill.mo Sig.re March.e Giuseppe Riccardi, 1740 ca. (ASF, Archivio Riccardi, f. 807);

    Cabreo della Commenda di San Giovanni Battista o del Santo Sepolcro di Firenze, 1759-60 (ASF, Conventi Soppressi, 132, n. 159. Malta).

    Riferimenti bibliografici e archivistici

    Ginori Lisci, 1978, pp. 113, 114, 172, 178, 240, 269 e 283; FalcianiPrunai, Minicucci e Rombai, 1983, pp. 208 e 211; Rombai, 1987, p. 402; ASF, Segreteria di Finanze ante 1788; ASF, Archivio Riccardi; ASF, Conventi Soppressi, 132, n. 159. Malta.

    Anna Guarducci

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