Archivi: Persone

  • Veraci, Giovanni Maria

    Ingegnere fiorentino, Giovanni Maria Veraci nacque alla fine del XVIII secolo o all’inizio del XIX e morì nel 1781.

    Fu attivo per circa mezzo secolo dal 1722 fino ai primi anni ’70.

    Uno dei primi incarichi che ricevette dallo Stato, esattamente dall’Ufficio dei Nove, fu relativo ad un problema di confinazioni in Lunigiana, per il quale nel 1722 ottenne il pagamento di lire 10 al giorno, oltre a vitto ed alloggio (ASF, Consulta poi Regia Consulta, f. 469, cc. 79-80).

    Fra il novembre 1722 e l’ottobre 1724 si recò più volte (con il matematico Guido Grandi e con gli ingegneri Gabrielli e Giannetti) a visitare il Serchio fra Barga e Gallicano, per cercare di risolvere la disputa relativa ai lavori di difesa fluviale fatti dai toscani e contestati dai lucchesi; nell’occasione, venne disegnata una mappa dell’area a seguito di attente misurazioni e livellazioni (Barsanti, 1994, p. 84; Gallo, 1993, p. 128).

    Anche nell’area di confine della Valdinievole, e precisamente nel luogo di Pianpelato di Pescia e dintorni, il 6 luglio 1722 Veraci e Giulio Ambrogio Giannetti redassero la Pianta di parte del confine di Pietrabuona con lo Stato di Lucca ecc. Il lavoro dovette proseguire a lungo, se nello stesso cartone si conservano una Dimostrazione ideale della foce descritta nella sentenza Fioraia e Altogradi del 1570 tra Castelvecchio e la Stiappa riconosciuta ocularmente dall’ingegnere Gio. M. Veraci il 28 settembre 1723, e una Dimostrazione in pianta del luogo ove il dì … ottobre 1728 furono restaurati i termini 3 e 4 posti dai Sigg.i Fioraia e Altogradi concordata da Veraci e Giannetti (ASF, Piante antiche dei Confini, n. 97, c. 22: Vivoli, 2003, pp. 170-171).

    Nel 1730, insieme a Giuseppe Ignazio Rossi, venne invitato a studiare la situazione della confluenza del Fiume Bisenzio in Arno: i due periti realizzarono per l’occasione (in data 1731) tre interessanti rappresentazioni del corso d’acqua (ASF, Piante dei Capitani di Parte, piante sciolte, n. 4).

    Nel 1733 e nel 1745 fu nuovamente chiamato ad occuparsi dello stesso corso d’acqua. La prima volta fu per risolvere definitivamente l’intricata questione della terminazione dell’alveo del Bisenzio, annoso problema che aveva visto impegnati per oltre un secolo e mezzo periti della Parte (si ricordano, nel 1586, Davide Fortini e Luigi Masini, nel 1631 Stefano Fantoni, nel 1692 Michele Gori), in collaborazione con i periti Sansone Pieri e Pier Antonio Tosi.

    Il secondo intervento, con Giovanni Filippo Ciocchi, era finalizzato a verificare la situazione degli argini nei pressi del mulino di S. Moro(Piccardi, 2001, pp. 47-48 e 55).

    Nel 1735, con altri ingegneri al seguito del matematico Guido Grandi (come Rossi e Tosi) fu nel Valdarno di Sotto tra l’Arno e il Canale Usciana emissario del padule di Fucecchio. Per impedire gli allagamenti prodotti dalle esondazioni del fiume e della zona umida, suggerì – senza successo – di costruire due antifossi laterali al Canale (Barsanti e Rombai, 1986, p. 87).

    Sempre negli anni della Reggenza lorenese, esattamente dal 1740, fece parte di una Deputazione – composta, oltre che dal Veraci, dal Segretario Pompo Neri e dal matematico Tommaso Perelli – con l’incarico di “visitare” il territorio pisano per compiere indagini approfondite e mettere a fuoco la situazione e i bisogni di quella provincia. Ne fu fatta una visita accurata da Pontedera al mare, con redazione di mappe e profili.

    Nel 1741, sempre in compagnia del Perelli, analizzò con proposta di pronti interventi illustrati in due mappe a china nera e in una memoria, per l’ufficio dei Capitani di Parte Guelfa, la situazione delle sponde dell’Arno e del canale d’Usciana (emissario del padule di Fucecchio) nel Valdarno di Sotto tra Fucecchio e Montecalvoli, dopo una grave esondazione. Del problema tornò ad occuparsi nel 1751, allorché fu chiamato, insieme agli ingegneri Angelo Maria Mascagni e Antonio Falleri, ad occuparsi della costruzione di un Antifosso per impedire le frequenti inondazioni dell’Usciana nella pianura. Il progetto fu eseguito l’anno successivo a cura dei tre periti suddetti.

    Nel 1742 progettò la riescavazione e la parziale canalizzazione del Fosso Martello nella pianura di Grosseto (Barsanti, 1984, p. 108).

    Tra il 1742 e il 1745, fece parte, assieme ad Antonio Falleri, della deputazione incaricata di risolvere la questione confinaria fra Pontremoli e Stato di Genova (rappresentato dagli ingegneri cartografi Matteo Vinzoni e Domenico Carbonara) (diversi prodotti cartografici relativi alla questione, non firmati, sono in ASGe, Mappe e tipi cartografici vari,I. b) (Raffo Maggini, 2001, pp. 21-29). Del 1744 è la pianta disegnata insieme a Vinzoni e con l’aiuto dell’altro ingegnere toscano Donato Maria Fini: Parte del tipo geometrico fatto sotto dì XXII novembre MDCCXXXXIV e sottoscritto da due ingegneri, toscano e genovese, Giovan Maria Veraci ingegnere e Matteo Vinzoni colonnello con disegno di Donato Maria Fini (copia del 1783 in ASF, Miscellanea di Piante, n. 77) (Raffo Maggini, 2001, p. 29; e Barsanti e Rombai, 1987, p. 21).

    Fra i numerosi incarichi ricoperti come ingegnere delle Regie Possessioni si ricorda quello di coordinatore del gruppo di cartografi costituito da Bernardo Sansone Sgrilli, Angiolo Maria Mascagni, Giuseppe Maria Forasassi, Giuseppe Soresina, Giuliano Anastasi e altri, che furono impegnati nel rilevamento e nelle realizzazioni delle piante in grande formato delle innumerevoli fattorie e delle ville granducali, ordinati dalla Reggenza Lorenese a partire dal 1740, e conservati nel relativo archivio dello Scrittoio delle Regie Possessioni.

    Intorno alla metà del secolo fece parte della Commissione fiorentina incaricata di esaminare il problema del restauro del tetto della Chiesa di S. Maria della Spina a Pisa; vi figurano anche i “capi maestri” Filippo Belli e Giuseppe Cianfanelli e gli ingegneri architetti Felice Innocenzio Ramponi, Anton Giuseppe Fornari, Anton Domenico Somigli, Bernardino Ciurini/Curini e Antonio Falleri(Melis, 1996, p. 252).

    Nel 1755 entrò al servizio del Cavalieri di Santo Stefano come ingegnere, in sostituzione di Luigi Orlandi: fu il primo tecnico “stabile” e vi rimase almeno fino al 1776 e forse fino al decesso nel 1781; dal 1769 gli venne concesso (come egli stesso aveva richiesto, fin dal marzo 1764, adducendo la mole crescente del lavoro) un aiuto nella persona del giovane Giovanni Franceschi (Giglia, 1997, pp. 88 e 112).

    Il compito principale dell’ingegnere dell’Ordine era quello di dirigere ed assistere i lavori della Valdichiana e, più in generale, di sovrintendere alla gestione territoriale dei beni dell’ente anche nel Pisano e nel Fiorentino; il servizio per i Cavalieri comportò, pertanto, la redazione di numerose relazioni, perizie, cartografie e interventi di sistemazione idraulica ed edilizia, sia a Pisa che nei territori delle fattorie dell’Ordine (Valdichiana, Valdelsa e pianura pisana).

    Questa intensa attività non impedì a Veraci – come avveniva di regola per i tecnici granducali – di svolgere altre commissioni per lo Stato lorenese.

    Tra l’ottobre 1758 e la primavera 1759 fece parte del gruppo di collaboratori (con Montucci, Grazzini, Ciocchi, Fortini e Masini) di Leonardo Ximenes nella visita idraulica della pianura grossetana e castiglionese, per farvi le opportune osservazioni e livellazioni funzionali alla predisposizione di un progetto di bonifica generale di quel territorio, e con effettuazione anche di lavori ai fossi e al porto di Castiglione (Barsanti e Rombai, 1987, p. 66).

    Nel febbraio 1759 relazionò insieme al collega Masini sullo stato dei lavori alle nuove saline di Castiglione della Pescaia (Barsanti, 1984, p. 112).

    Nel 1762 fu anche al servizio, come perito, del marchese Feroni proprietario della Fattoria di Bellavista in Valdinievole (Barsanti e Rombai, 1986, p. 122; Barsanti e Rombai, 1987, p. 53).

    Nel 1769, in Valdichiana, collaborò con Perelli (insieme a Bombicci e Salvetti) per elaborare – contro il piano di Ximenes, contrario al proseguimento delle colmate e favorevole allo sbassamento della Chiusa dei Monaci per consentire almeno il parziale prosciugamento naturale della valle – un progetto minimale incentrato sulla ripulitura del Canale Maestro, il miglioramento delle confluenze nel Canale dei suoi tributari e il rifacimento ad una sola arcata dei Ponti di Arezzo (Barsanti e Rombai, 1986, p. 101; e Di Pietro, 2005, p. 123).

    Nel 1773, la granducale Magona del Ferro lo incaricò di portarsi – in compagnia del Franceschi – a Mammiano nella Montagna Pistoiese per verificare il migliore dei due tracciati proposti da Ximenes e dal magoniere Setticelli per la nuova strada rotabile da aprire tra la nuova via Modenese e lo stabilimento siderurgico di Mammiano Basso. Veraci tornò da solo a Mammiano anche qualche mese dopo e giudicò il tracciato Setticelli più conveniente di quello Ximenes: la strada poté essere allora costruita, anche se fu ultimata solo nel 1785 (Tognarini, a cura di, 1990, pp. 15, 306 e 337).

    Produzione cartografica

    Pianta di parte del confine di Pietrabuona con lo Stato di Lucca ecc., con Giulio Ambrogio Giannetti, 6 luglio 1722 (ASF, Piante antiche dei Confini, n. 97, c. 22: Vivoli, 2003, pp. 170-171);

    Pianta disegnata dall’ingegner Gio. Maria Veraci circa l’accomodamento della differenza di Alebbio con Grangnola nel Marchesato di Fosdinovo […], 1722 (ASF, Piante antiche dei Confini, 72);

    Dimostrazione ideale della foce descritta nella sentenza Fioraia e Altogradi del 1570 tra Castelvecchio e la Stiappa riconosciuta ocularmente dall’ingegnere Gio. M. Veraci il 28 settembre 1723 (ASF, Piante antiche dei Confini, n. 97, c. non n.: Vivoli, 2003, pp. 170-171);

    Pianta di una zona controversa del Lago di Massaciuccoli al confine fra Toscana e Repubblica di Lucca, con l’ingegnere di parte lucchese Giulio Ambrogio Giannetti, 1724 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 168);

    Dimostrazione in pianta del luogo ove il dì … ottobre 1728 furono restaurati i termini 3 e 4 posti dai Sigg.i Fioraia e Altogradi, con Giulio Ambrogio Giannetti (ASF, Piante antiche dei Confini, n. 97, c. non n.: Vivoli, 2003, pp. 170-171);

    Tre mappe della confluenza del Fiume Bisenzio in Arno, con Giuseppe Ignazio Rossi, 1731 (ASF, Piante dei Capitani di Parte, piante sciolte, n. 4);

    Mappe e profili (13 figure) della Pianura Pisana e del basso corso dell’Arno, con Tommaso Perelli, 1740 (in parte editi nella memoria di Perelli del 1774);

    Due mappe per i lavori da farsi alle ripe del fiume Arno da Castelfranco a Montecalvoli causati dalla piena del 1740, con Giovanni Maria Veraci, 1 dicembre 1741 (ASF, Capitani di Parte Guelfa. Numeri neri, f. 1153, ins. 85);

    Carta topografica del territorio controverso in Lunigiana tra le Comunità di Pontremoli (Granducato di Toscana) e Godano (Genova), con l’ingegnere di parte genovese Matteo Vinzoni e la collaborazione di Donato Maria Fini, 1744 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 77);

    Pianta di un territorio controverso al confine fra Toscana e Marchesato di Fosdinovo in Lunigiana, metà del XVIII secolo (ASF, Miscellanea di Piante, n. 135);

    Pianta della colmata grande del Fiume Foenna nella Fattoria di Bettolle, 1770 (ASP, Piante dell’Ufficio Fiumi e Fossi, n. 26);

    Pianta della Contea d’Urbech nel Casentino, 1776 circa (ASF, Miscellanea di Piante, n. 260);

    Pianta del Feudo del Marchese Niccolini nel Valdarno, 3 gennaio 1773 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 41);

    Livellazione dell’andamento della gora che conduce l’acqua alle cartaie e mulini di Colle dal ponte di Marziale fino a’ dove secondi edifizi, 1776 (ASS, Comune di Colle Val d’Elsa. Carte Topografiche. Carte Topografiche relative ad affari amministrativi, c. 10).

    Riferimenti bibliografici e archivistici

    Barsanti e Rombai, 1986, pp. 87, 101 e 122; Barsanti e Rombai, 1987, pp. 21, 53 e 66; Barsanti, 1984, pp. 108 e 112; Barsanti, 1987, pp. 97 e 139-140; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, pp. 79, 96-98, 126, 139 e 187; Barsanti, Previti e Sbrilli, 1989, pp. 91-93; Tognarini, a cura di, 1990, pp. 15, 306 e 337; Gallo, 1993, p. 128; Vivoli, 1994; Melis, 1996, p. 265; Nanni, Pierulivo e Regoli, 1996, pp. 61 e 79; Giglia, 1997, pp. 88 e 112; Piccardi, 2001, pp. 47-48 e 55; Guarducci, 2001, pp. 238-240; Vivoli, 2003; Di Pietro, 2005, p. 123; ASF, Miscellanea di Piante; ASF, Consulta poi Regia Consulta; ASF, Piante dei Capitani di Parte; ASF, Scrittoio delle Regie Possessioni; ASF, Miscellanea di Finanze A; ASF, Piante antiche dei Confini; ASP, Piante dell’Ufficio Fiumi e Fossi; ASS, Comune di Colle Val d’Elsa. Carte Topografiche. Carte Topografiche relative ad affari amministrativi.

    VERACI, Paolo

    Nacque a Firenze il 19 maggio 1776 e vi morì il 9 febbraio1841. Nel 1827 risultava ammogliato e con famiglia composta dalla madre, un fratello impiegato, la moglie e quattro figli.

    Ingegnere e architetto, dal 1° marzo 1800 a tutto febbraio 1803 fu Provveditore di Strade della Comunità di Firenze.

    Dal 1° marzo 1807 a tutto dicembre 1825 fu Ingegnere della stessa Comunità; e dal 1808 a tutto l’anno 1825 anche perito ingegnere della Comunità del Galluzzo (ASF, Soprintendenza alla Conservazione  del Catasto poi Direzione Generale delle Acque e Strade, f. 1342, fasc. 1).

    Nel 1825 entrò nel Corpo degli Ingegneri di Acque e Strade dove rimase in servizio fino a tutto il 1840.

    Fu autore di numerosi progetti di restauro e mantenimento di edifici pubblici fiorentini: Porta alla Croce, Pubblici Macelli, Lungarni, Palazzo di Parte Guelfa e Cimitero della Misericordia detto dei Pinti (ristrutturato nel 1837 con la costruzione di due loggiati semicircolari saldati insieme da una cappella dedicata all’Immacolata Concezione) (Cresti e Zangheri, 1978, p. 233).

    Riferimenti bibliografici e archivistici

    Cresti e Zangheri, 1978, p. 233; ASF, Soprintendenza alla Conservazione  del Catasto poi Direzione Generale delle Acque e Strade.

    Leonardo Rombai

  • Sgrilli, Luigi

    Luigi nasce a Firenze il 27 novembre 1755, da Bernardo Sansone Sgrilli appartenente ad una famiglia trasferitasi nel 1580 da Imola in Toscana, da cui provengono molti funzionari governativi, in particolare appartenenti al ramo pisano. Spostatosi a Firenze, dove esercita la professione di architetto per più di mezzo secolo, Bernardo Sansone dal 1724 ricopre il ruolo di ingegnere dei Capitani di Parte (ASF, Capitani di Parte numeri neri, f. 306, c. 162); della sua opera come cartografo si ricorda soprattutto la Descrizione della Regia Villa, Fontane e Fabbriche di Pratolino, Firenze 1742, lavoro a cui si deve ascrivere anche la redazione della Pianta dei due Barchi, villa, fontane e Fabbriche della Reale Villa di Pratolino (AMFCE, Cass. 2).

    Luigi, ingegnere e architetto, attivo fra il 1769 e il 1789, studia sotto la guida del padre, che sostituisce in vecchiaia nel suo impiego di ingegnere della Camera delle Comunità; fino al 1769 dà lezioni di Architettura civile «per detto suo padre» nell’Istituto dei Nobili di Firenze. Allievo del matematico Pietro Ferroni, a partire dal 1770 frequenta la sua scuola di matematica e idrostatica nello Studio Fiorentino, allestita per conto dell’amministrazione lorenese allo scopo dichiarato di «insegnare questa scienza a quelli che avessero voluto esercitare l’arte d’ingegnere», accompagnandolo in diverse delle sue visite per la Toscana. Completa la sua preparazione presso altri ingegneri fra cui Giuseppe Salvetti (1734-1800) (ASCF, f. 5003). 

    Nel 1780 esegue i disegni dell’obelisco in travertino con epigrafe celebrativa, progettato dal matematico Ferroni ed eretto sopra la volta del canale sotterraneo del Pian del Lago, alle porte di Siena, a ricordo dell’avvenuto definitivo prosciugamento dell’area palustre (ASS, Piante dei Quattro Conservatori, nn. 273-274).

    Insieme a Salvatore Falleri, nel 1782 è nominato Provveditore alle strade e alle fabbriche della Comunità di Firenze, incarico che ricopre per un triennio (ASCF, f. 5003, aff. 2); deputato nello stesso anno a compilare la nota dei conventi e delle confraternite della città da sottoporre a nuovo addaziamento, successivamente è occupato nella stima dei beni immobili compresi nel quartiere di S. Spirito (ASCF, ff. 1, 9645). Nell’aprile del 1782 segue le opere di scavo relative al nuovo fossato da realizzarsi all’esterno delle mura di S. Frediano, mentre fra il 1783 e il 1784, nell’ambito della realizzazione del camposanto fiorentino su progetto dell’ingegnere granducale Giuseppe Salvetti, disegna le piante della zona di Trespiano (ASF, Scrittoio delle Fortezze e Fabbriche. Fabbriche Lorenesi, f. 1997/606 e 527). Impegnato nel 1789, con l’architetto Marco Moretti e il pittore Giuseppe Terreni, nei lavori di ristrutturazione del Teatro di Via Santa Maria (poi Alfieri) a Firenze, due anni più tardi allestisce il «vago anfiteatro» in piazza S. Maria Novella, per i festeggiamenti in onore dell’elezione di Ferdinando III a granduca di Toscana.

    Fra i suoi lavori cartografici di maggiore impegno vi sono la Carta Topografica della Valdichiana e dell’Imposizione del Canal Maestro, 1775, buon esempio del metodo geostorico diffuso nella Toscana Lorenese, redatta sulla scorta della cartografia più antica conservata negli archivi granducali (SUAP, RAT 251/b, di questa carta una seconda versione è in ASF, Acquisti e doni, f. 251/A) e la Carta Corografica di una parte delle Chiane appartenenti a due Stati Confinanti della Toscana e della Chiesa, eseguita probabilmente dopo il 1778, nell’ambito del progetto di realizzazione di un canale navigabile di collegamento fra il Lago Trasimeno e il Canale Maestro della Chiana, seguendo il tracciato del torrente Mucchia (SUAP, RAT 247). Sono autografe la Carta corografica delle Chiane dal Porto di Brolio, fine XVIII sec. (ASF, Acquisti e doni, f. 246) e la Carta Topografica di una porzione di beni posti nell’Alpe di Caprese Michelangelo, 1792 (ASF, Miscellanea di Piante, nn. 587-588).

    Nel 1787-88 collabora con Pietro Ferroni alla redazione della Dimostrazione della Strada Nuova della Consuma (una raccolta di 34 figure fra mappe e vedute), firmando la tavola XXI: Pianta dimostrativa d’una parte della Provincia del Casentino e la relazione del 29 agosto 1787 (BNCF, Cappugi, n. 308 e doc. 682).

    Nel 1788 redige il Campione di Piante, estimario e memorie di tutte le Case e Altro Possedute  dalla Famiglia Sgrilli cittadina Pisana, relative alle proprietà situate nei popoli di S. Regolo, Colognole, Lorenzana, Tremoleto, Fauglia, S. Giovanni al Gaetano, 1788; il cabro incompleto, formato da tavole a penna acquerellate redatte in scala di braccia pisane, comprende una precisa e particolareggiata veduta della Fattoria di S. Regolo e una bella pianta della Tenuta della casa Rossa di Fauglia, con attenta descrizione dell’orografia e delle colture (ASF, Acquisti e doni, f. 316).

    La ricostruzione della sua opera è resa difficile dalla presenza di un omonimo Luigi Sgrilli o Sgrelli (Chianciano, 1765-1823), prima allievo poi genero e figlio adottivo di Leonardo Massimiliano De Vegni, di cui acquista il cognome, firmando a volte Luigi de Vegni, che svolge attività di architetto, pittore e scultore in area aretina e chiancianese; lo Sgrilli/Sgrelli, come disegnatore e incisore, è autore fra l’altro del prospetto di Palazzo Albergotti ad Arezzo e della pianta del cimitero di Foiano ideati entrambi da De Vegni. Disegna inoltre il frontespizio del libro di Giacomo Barzellotti relativo alle Acque termali e minerali di Chianciano del 1813, per cui delinea anche le planimetrie e le vedute prospettiche degli stabilimenti termali dell’Acqua Santa e del Bagno di S. Agnese. Fra i suoi lavori vi sono inoltre molti soggetti architettonici senesi (BNCF, Palatino); alcune delle sue incisioni, fra cui la Veduta generale della città di Siena, sono riprodotte nella guida Siena e il suo territorio, pubblicata nel 1862.

    Produzione cartografica

    Carta Topografica della Valdichiana e dell’Imposizione del Canal Maestro, 1775, (SUAP, RAT 251/b, con altra versione in ASF, Acquisti e doni, f. 251/A);

    Carta Corografica di una parte delle Chiane appartenenti a due Stati Confinanti della Toscana e della Chiesa, 1778-80 (SUAP, RAT 247);

    Piante della zona di Trespiano (Firenze), 1783-84 (ASF, Scrittoio delle Fortezze e Fabbriche. Fabbriche Lorenesi 1997/606 e 527);

    Pianta dimostrativa d’una parte della Provincia del Casentino, 1787-88 (BNCF, Cappugi, n. 308);

    Campione di Piante, estimario e memorie di tutte le Case e Altro Possedute  dalla Famiglia Sgrilli cittadina Pisana, 1788 (ASF, Acquisti e doni, f. 316).

    Carta Topografica di una porzione di beni posti nell’Alpe di Caprese Michelangelo, 1792 (ASF, Miscellanea di Piante, nn. 587-588);

    Carta corografica delle Chiane dal Porto di Brolio, fine del XVIII secolo (ASF, Acquisti e doni, f. 246).

    Riferimenti bibliografici e archivistici

    Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, pp. 405-406; Vichi, 1990, pp. 127; Archivio di Stato di Firenze, 1991, pp. 340-341 e 344-345; Barsanti e Rombai, a cura di, 1994, p. 163; Zangheri, 1996, p. 160; Inghirami, 1844, t. 14, p. 432; Casini, 1985, pp. 164-166; ASF, Capitani di Parte numeri neri; ASF, Scrittoio delle Fortezze e Fabbriche. Fabbriche Lorenesi; ASF, Acquisti e doni; ASF, Miscellanea di Piante; ASCF; AMFCE; ASS, Piante dei Quattro Conservatori; BNCF, Palatino; BNCF, Cappugi; SUAP, RAT.

    Gabriella Orefice

  • Fini, Donato

    Donato Maria Fini fu allievo di Leonardo Ximenes.

    I primi disegni reperiti che portano la sua firma risalgono al 1759-60 e rappresentano appezzamenti poderali posti nel Pratese e nei dintorni di Firenze.

    Nel 1765 si occupò del Pian del Lago, un’area palustre nelle vicinanze di Siena, che vide impegnati molti fra più qualificati tecnici del senese e del Granduato (nello stesso anno intervenne anche lo Ximenes, poi Francesco Bombicci, Gaetano Conti, Alessandro Nini, successivamente Bernardino Fantastici) e che fu risolta, nel 1780, con la realizzazione di un canale sotterraneo a botte, grazie all’intervento del matematico Pietro Ferroni che ebbe la direzione dell’operazione. A questo scopo, Fini realizzò una pianta per evidenziare lo stato del lago dopo l’inondazione del giugno di quell’anno (in ASS, Piante dei Quattro Conservatori, n. 260).

    Il lavoro idraulico più impegnativo che lo vide protagonista fu senz’altro l’assistenza alle operazioni della bonifica ximeniana di Castiglione della Pescaia, prestata fra il 1765 e il 1780 insieme ai colleghi Nini, Ciocchi e Puccinelli.

    Durante il primo periodo “maremmano”, esattamente nel 1767, eseguì una pianta del circondario della Bandita di Capalbio con l’assetto stradale interno finalizzato al trasporto del legname verso il mare(in ASF, Miscellanea di Piante, n. 45b).

    Il lavoro stradale più importante compiuto da Donato Maria fu relativo alla strada Modenese. Ximenes lo affiancò a più riprese, con Ciocchi, Grobert e Puccinelli, all’assistente Nini tra la fine del 1767 e il 1773 almeno.

    L’8 ottobre 1773 – mentre nella pianura grossetana stava disegnando “il cartone della Molla” – prese una grave malattia (probabilmente la malaria), tanto che Ximenes chiese al governo il suo esonero temporaneo e la sostituzione con l’abate Francesco Puccinelli.

    Fini dovette presto riprendersi e tornare ai lavori della Strada Modenese che si trascinarono fino al 1778 (Rombai e Romby, 1988, pp. 11-12 e 18; Sterpos, 1977, p. 25).

    Nel 1783 realizzò – per la committenza avuta da Ximenes di lavorare ai controversi confini fra Granducato e Repubblica di Genova in Lunigiana – la copia di una carta topografica di un territorio controverso tra le Comunità di Pontremoli (Granducato di Toscana) e Godano (Genova), da un originale realizzato nel 1744 dagli ingegneri di parte Giovanni Maria Veraci (per la Toscana) e Matteo Vinzoni (per Genova) e trasmessa nel 1783 dalla Segreteria di Stato granducale all’Archivio dei Confini (in ASF, Miscellanea di Piante, n. 77).

    Produzione cartografica

    Pianta del Podere di Valupaia posto nel Popolo di S. Michele a Canneto Commissariato di Prato, 1759 (Prato, Collezione privata);

    Pianta di Boscaglie e Masseti appartenenti al Podere di S. Leonardo in Collina, 1760 (Prato, Collezione privata);

    Pianta del circondario della Bandita di Capalbio, e delle sue strade per condurre il legname verso il mare […], 1767(ASF, Miscellanea di Piante, n. 45b);

    Pianta del Lago di S. Colomba secondo l’Inondazione de’ primi giorni di Giugno di quest’anno 1765, colla traccia delle due linee del Rigo, e del Ponte d’Arnano, 1765 (ASS, Piante dei Quattro Conservatori, n. 260);

    Parte del tipo geometrico fatto sotto dì XXII novembre MDCCXXXXIV e sottoscritto da due ingegneri, toscano e genovese, Giovan Maria Veraci ingegnere e Matteo Vinzoni colonnello con disegno di Donato Maria Fini (copia del 1783 in ASF, Miscellanea di Piante, n. 77).

    Riferimenti bibliografici e archivistici

    Sterpos, 1977, p. 25; Barsanti, 1984, p. 135; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, pp. 81 e 96-98; Rombai e Romby, 1988, pp. 11-12 e 18; Vichi, 1990, p. 68; Barsanti e Rombai, 1987, pp. 71-72, 81, 179 e 189; Raffo Maggini, 2001, p. 29; Piccardi, 1999-2004; ASF, Miscellanea di Piante; ASS, Piante dei Quattro Conservatori.

    Anna Guarducci

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